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CHI È MALINCONICO E COSA PENSA DI INTERCETTAZIONI ED EDITORIA

Con il Consiglio dei Ministri di ieri, Mario Monti ha completato la squadra di governo, nominando viceministri e sottosegretari che sono 26 (più tre viceministri) contro i 40 dell’esecutivo precedente. In totale il nuovo governo conta 47 membri, contro i 60 di quello guidato da Silvio Berlusconi.
Carlo Malinconico Castriota Scanderbeg è il nuovo sottosegretario all’Editoria, mentre Paolo Peluffo, in servizio alla Corte dei Conti, è stato nominato sottosegretario alla Comunicazione e all’Informazione.
Malinconico viene dalla Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg), di cui è presidente dal 2008. Professore ordinario di diritto dell’Unione europea nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma 2, Tor Vergata e presidente onorario di Sezione del Consiglio di Stato, Malinconico è nato a Roma il 31 maggio 1950. Dopo la maturità classica ha studiato all’Università degli Studi di Milano, dove si è laureato nel 1972 in giurisprudenza. E’ stato, giovanissimo, Avvocato dello Stato (1976-1985) e poi Consigliere di Stato (1985-2002) per poi dedicarsi all’attività accademica. Malinconico ha ricoperto prestigiosi incarichi e in particolare è stato Capo dell’Ufficio legislativo del ministero delle Partecipazioni Statali (1990-92) e del ministero del Tesoro (1995-96), Capo del Dipartimento degli Affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1996-01). Sempre nelle istituzioni ha dato uno specifico contributo nei rapporti con la Comunità europea e nel campo del diritto pubblico dell’economia e delle liberalizzazioni.


Di certo il successore di Bonaiuti non avrà vita semplice e dovrà cercare quelle soluzioni strutturali, non più rinviabili, che il settore dell’editoria chiede a gran voce. Ma cosa ci si aspetta dal nuovo sottosegretario e cosa pensa di contributi all’editoria ed intercettazioni? I due temi che maggiormente interessano editori e giornalisti?
Sul disegno di legge contro le intercettazioni, in una recente intervista, dichiarò di essere «decisamente e nettamente contrario» perché il «diritto di cronaca non può essere ristretto su atti non più secretati, con sanzioni del tutto sproporzionate». Ma non c’è da sperare che si schieri a favore della loro libera pubblicazione. Infatti, il nome di Malinconico è comparso nelle intercettazioni della “cricca di Bertolaso”, come riportato in un articolo pubblicato da ‘Il Fatto Quotidiano’ il 12 febbraio 2010 e, come è naturale, chi viene chiamato in causa ha un motivo in più per volerle abolire. Secondo ciò che si legge sul Fatto, Diego Anemone organizzava soggiorni all’Argentario per Carlo Malinconico, allora segretario generale di Palazzo Chigi. E’, difatti, lo stesso Malinconico che precisa: «le intercettazioni potrebbero circolare, ma non essere pubblicate sui giornali».
Per quanto riguarda i contributi all’editoria, Malinconico ha espresso il suo pensiero in una recente intervista pubblicata su Il Sole 24 Ore, in cui si augura che i contributi diretti diventino uno strumento trasparente di politica industriale: «i giornali veri non devono essere costretti a chiudere per la concorrenza sleale tra chi gode dei contributi e chi no: gradualmente, ma va cambiato il sistema attuale. E “depurato”dai giornali politici. Gli editori nulla hanno a che fare con l’immagine opaca, gli sprechi e i privilegi di testate per cui si negozia con il potere politico, indebitamente, l’erogazione dei finanziamenti. Oltre il 90% dei quotidiani vendute ogni giorno non percepisce alcun aiuto diretto dallo Stato. L’Antitrust ha sottolineato la necessità di utilizzare le risorse pubbliche per promuovere l’innovazione tecnologica».
Sul diritto d’autore si schiera apertamente per la tutela del copyright: «il prodotto editoriale on line va protetto e sfruttato meglio per le sue potenzialità. Bisogna “attrezzare” il diritto d’autore su Internet, dove c’è chi usa il contenuto editoriale a proprio vantaggio senza trasferire nulla a chi lo crea, come fanno i motori di ricerca. Non è in questione il diritto di cronaca o di citazione, ma lo sfruttamento non autorizzato di articoli altrui».

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