Per casi simili a quelli di Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, non dovrebbe esserci il carcere ma la detenzione domiciliare. Lo dichiara il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati con una direttiva a Ufficio Esecuzione della Procura secondo cui, in casi del genere, si può applicare la legge “svuotacarceri” e la doppia sospensione della pena.
Dopo la condanna per diffamazione Sallusti non aveva chiesto una misura alternativa ma il procuratore aveva sospeso per una seconda volta l’esecuzione della pena, applicando proprio la “svuotacarceri” sulla base dei tre requisiti fissati dalla legge: pena inferiore ai 18 mesi, domicilio idoneo e mancanza di pericolosità sociale. L’ufficio esecuzione della procura, però, non aveva condiviso la scelta di Bruti Liberati, ma il giudice Guido Brambilla aveva accolto l’istanza del procuratore, disponendo i domiciliari.
Secondo le direttive imposte da Bruti Liberati, dunque, è possibile applicare lo stesso trattamento riservato a Sallusti anche a tutti i casi simili, ovvero per quei condannati che non abbiano fatto richiesta di misure alternative al carcere e per i quali può essere applicata la “svuota carceri”. Prima di questa direttiva, per questi casi a Milano, si disponeva l’ordine di carcerazione. In un comunicato consegnato ai cronisti, Bruti Liberati spiega che “in relazione alle determinazioni assunte nel procedimento Sallusti è emersa la necessità di una rivisitazione delle prassi applicative della legge 199 del 2010 (la svuotacarceri, per l’appunto)al fine di assicurare la uniformità di indirizzo che appare esigenza imprescindibile nella materia della esecuzione penale”.
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