Categories: Giurisprudenza

CARDANI: SERVE COOPERAZIONE PER RIDURRE IL DIVARIO DIGITALE

Angelo Marcello Cardani ha parlato di temi scottanti nella sua prima audizione da presidente dell’Agcom. Il neopresidente ha invocato una maggiore attenzione del legislatore verso le materie di competenza dell’Autorità. Per la buona riuscita dei cambiamenti che l’Autorità dovrà affrontare nei prossimi sette anni è fondamentale che vi sia cooperazione con lo Stato e con l’Antitrust. Il modello di riferimento resta l’Unione Europea, verso la quale l’Italia ha l’obbligo di recepire i dettami contenuti nella Digital Agenda.
Entrando nel merito, Cardani ha parlato dell’arretratezza digitale del nostro paese. Come riportato nel rapporto europeo annuale sulla Digital Agenda, l’Italia è sotto la media europea per quanto riguarda la penetrazione della banda larga fissa. Inoltre solo la metà della popolazione è pratica di Internet, mentre in Europa la percentuale cresce di anno in anno. Cardani ha spiegato il nostro ritardo con due motivazioni: le peculiari caratteristiche orografiche dell’Italia e la forte densità di popolazione nei piccoli comuni. Il riferimento è alle interferenze tra frequenze che hanno ritardato lo switch-off in diverse zone d’Italia, ma anche alle difficoltà nascenti dalla fornitura del servizio di banda larga nei paesi più isolati. Un altro problema è rappresentato dalla riluttanza delle imprese ad investire in Internet. Lo sviluppo del commercio elettronico procede troppo lentamente rispetto all’Europa: il 3,9 % delle aziende vende online e il 15% degli italiani compra in rete. Dati che si riflettono nella scarsa incidenza del settore ICT sul PIL (2%). Cardani e i suoi collaboratori sperano di cambiare la mentalità del paese, che troppo spesso guarda con ostilità all’alfabetizzazione digitale.
Si è parlato anche dell’asta delle frequenze Tv e dell’atteso piano di assegnazione delle stesse. Cardani è consapevole che si tratta di un problema da affrontare con urgenza, ma nello stesso tempo si è detto bisognoso di ulteriori consultazioni con i suoi colleghi.
Alberto De Bellis

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