Il 2009 si annuncia come l’anno della svolta: dopo il successo dello switch off in Sardegna, diranno addio alla vecchia tv Valle d’Aosta, Piemonte occidentale, Trento, Bolzano e soprattutto Lazio e Campania. Ma il nodo restano le risorse. Il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, intervenendo alla quarta conferenza nazionale sulla tv digitale, ha affermato: «Va evitato il rischio che l’asfissia di risorse ci impedisca l’ultimo passo decisivo».
Per Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi (il consorzio che riunisce Rai, Mediaset, Ti Media, D-Free, Fri e Aeranti-Corallo), le sfide restano «la necessità di superare le rivalità territoriali» e «il reperimento delle risorse: senza fondi è impossibile compiere questo processo».
I «soldi» sono un cruccio anche per Romani: per quest’anno il Dtt potrà contare «su 41 milioni per i contributi ai decoder: ne mancano all’appello una trentina!». In compenso, a disposizione di soggetti che vogliano entrare nel mercato tv, in ogni regione si libereranno «cinque multiplex che saranno messi a gara», ciascuno con cinque-sei canali (in Sardegna il dividendo digitale era stato di due frequenze). Uno scenario che «solo tre anni fa sarebbe stato francamente utopistico», ha sottolineato il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, ricordando che il capitolo frequenze è sempre stato «il più scabroso», ma «oggi il far west non c’è più».
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