E’ «reale e concreto» il problema dei giornalisti precari. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza con delega all’editoria, Paolo Bonaiuti, in audizione davanti la Commissione Cultura alla Camera.
Bonaiuti ha ricordato l’incontro a Palazzo Chigi con la Fnsi (Presidente e segretario, Roberto Natale e Franco Siddi) e denunciato il fatto che i precari «sono pagati con cifre risibili e sono senza reali protezioni. Ci sono molti giovani ma moltissime donne» e si tratta di una «forma di precariato molto diffusa e rischiosa, penso alla loro tutela dal punto di vista assicurativo e delle garanzie del loro lavoro». I dati parlano chiaro: dal ‘75 al 2009 gli iscritti all’Ordine sono passati da 30 a 110 mila. Nel 2009 i pubblicisti sono 18 mila 557, il doppio rispetto all’inizio del decennio; quelli che svolgono lavoro autonomo sono triplicati in 10 anni, da 10 a 30 mila. E «il 41% della popolazione giornalistica lavora nell’emittenza radio tv, pubblica e privata e negli uffici stampa o in altri segmenti produttivi. E’ in corso un cambiamento epocale di questa professione per cui credo che queste norme del Ddl Moffa sull’equità retributiva nel lavoro giornalistico dovrebbero essere al centro di un provvedimento di riforma che appoggio perché si tratta di questioni non di secondo piano, riguardano la deontologia di una professione di cui c’è sempre più bisogno».
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