Un amministratore delegato con pieni poteri, «sia pure indicato dall’azionista Tesoro», scelto dai due terzi di un nuovo Cda, che abbia 180 giorni per presentare un piano di riorganizzazione da sottoporre al Parlamento; e un Consiglio di amministrazione espresso anche da Regioni e Comuni oltre che dalla Vigilanza. È questa la proposta del Pd per cambiare la Rai, come scrive in una lettera al Corriere della Sera il segretario Pierluigi Bersani. «Non ci stiamo, non si può più assistere -aggiunge Bersani- al degrado della Rai. Non si può avallare una gestione irresponsabile che squalifica il servizio pubblico. Non si può tollerare il ricatto di un primo ministro che minaccia quando vede programmi che non lo elogiano».
Per il segretario del Pd «è arrivato davvero il momento di cambiare: questa gestione governativa della Rai porta al crollo di quella che è stata una grande azienda. La spinge verso posizioni marginali del mercato, succube di Mediaset e Sky su due settori strategici, quello della raccolta della pubblicitaria e quello della concorrenza sulle nuove piattaforme».
«O si cambia la governance della Rai, o l’azienda andrà verso il baratro della decadenza. Ci sono due emergenze plateali: una democratica e una economico-industriale. Parte non piccola della responsabilità è di questo consiglio e di questo management che non ha saputo affrontare la sfida nè mostrare la necessaria autonomia dalla politica», sottolinea Bersani, secondo il quale «se ci fosse in Parlamento una maggioranza che sentisse, come noi sentiamo, la responsabilità di ridare credibilità al servizio pubblico, questa piccola grande legge potrebbe passare in pochissimo tempo».
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