I filtri imposti ai siti di peer to peer ledono i diritti fondamentali determinati dall’Unione europea. Questa la conclusione cui è giunto l’avvocato generale della Corte Ue nella causa C-70/11, Cruz Villalon, intervenuto per proporre la sua soluzione all’intricato caso che da sette anni oppone i vertici di Sabam (la Siae belga) ai rappresentanti del provider Scarlet Extendend (ex-Tiscali). I provvedimenti che impongono ai provider di bloccare i portali che veicolano contenuti che non rispettano i diritti d’autore limitano le libertà fondamentali dei cittadini, come il rispetto del segreto delle comunicazioni e del diritto alla protezione dei dati personali e la libertà d’informazione.
Il parere di Villalon non è vincolante per la Corte di Giustizia europea, che si esprimerà in merito alla diatriba nelle prossime settimane, ma potrebbe rappresentare comunque una chiave di volta nell’eterno conflitto tra proprietari dei diritti d’autore e strutture del web. L’Ue deve porsi il problema di far rispettare il copyright, senza però eludere altri diritti primari dei suoi cittadini.
Manuela Montella
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