Avvenire condivide e fa suo l’importante appello al mondo dell’informazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, rivendicando al proprio modo di fare informazione il merito della differenza rispetto ai ‘megafoni della disinfomazione strillatata’ contro cui puntano congiuntamente il dito il direttore del quotidiano della Cei Marco Tarquinio, in risposta a un lettore, e un editoriale a firma Davide Rondoni, dalla titolazione assai eloquente: “La responsabilità di dare voce non può perdersi in un urlo”.
“Troppo spesso – denuncia l’editoriale di Avvenire – un giornalismo che noi chiamiamo urlato copre il canto o anche il grido vero del mondo. Il capo dello Stato ce lo ha ricordato assai bene, con il concetto forse abusato di responsabilità. Perchè non si tratta, purtroppo, di una questione solo di stile: c’è un modo di fare informazione che con grida e schiamazzi, cortina di mezze notizie copre e censura problemi veri del modo e ormai trova spesso lettori distanti e disgustati”.
“So bene – scrive il direttore Tarquinio – quali e quanti danni può produrre una cattiva informazione. Napolitano ha giustamente chiesto a tutta la nostra categoria di lavorare con responsabilità, senza grida falsanti il nostro lavoro. E posso aggiungere che questo appello coincide con una delle testimonianze civili che Avvenire e le sue firme hanno dato e continuano a dare”. (TMNews)
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