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Aspra battaglia fra Usa e i colossi telefonici cinesi. Il nodo riguarda i crediti agevolati elargiti da Pechino

I toni dello scontro tra alcuni vertici Usa ed il colosso delle attrezzature di telecomunicazioni cinese si fanno ancora più duri, specie dopo la replica di Huawei Technology alle dichiarazioni del Presidente della Us-Export-Import Bank, Fred Hochberg, il quale di recente ha imputato la crescita esponenziale dell’azienda ad una linea di credito di 30 miliardi di dollari finanziata dalla Banca cinese per lo sviluppo (Cdb). “Il sostegno della Chinese devolpment bank permette a Huawei di ridurre significativamente il costo del capitale e di offrire finanziamenti ai suoi acquirenti a prezzi e condizioni migliori rispetto alla concorrenza” ha poi aggiunto. Si tratta di dichiarazioni che assumono una certa rilevanza anche alla luce delle ingenti quote di mercato conquistate in Occidente dal brand della compagnia, molto noto adesso anche in Italia dopo l’accordo quinquennale siglato da Franco Bernabè, Presidente esecutivo di Telecom Italia e Kevin Tao, Presidente di Huawei Europa. Una comunione di intenti che vedrà gli sforzi di entrambi i Gruppi “focalizzati sullo sviluppo delle reti a banda larga fissa e mobile di nuova generazione su scala nazionale (Ftth) e sul Mobile BroadBand, allo scopo di fornire servizi altamente innovativi e reti all’avanguardia ai clienti finali”, recitava il comunicato di TI agli inizi di giugno. Il Vice President of external affairs dell’azienda cinese, Bill Plummer, si affretta però a chiarire la cupa vicenda, confermando l’esistenza effettiva di un accordo mediante cui l’Ente di Credito per lo sviluppo, nel 2004, metteva a disposizione fino a 10 miliardi di dollari di crediti all’esportazione per potenziali clienti di Huawei, soldi, che però non le sarebbero stati assegnati in via diretta ed esclusiva. Alla scadenza naturale del patto, l’azienda cinese e la Cdb sarebbero convenute ad una seconda intesa nel 2009 per 30 miliardi di dollari dilazionati in 5 anni. Plummer ribadisce che dal 2005 i clienti Huawei abbiano fatto una richiesta per 4,25 miliardi di dollari per crediti all’esportazione alla medesima banca, allo scopo di sviluppare 35 progetti in tutto il mondo. Ma solo 2,99 miliardi di dollari di quell’importo sarebbero stati in realtà estesi all’intesa del 2009. “Nello stesso periodo di tempo, dal 2005 fino ad oggi, le nostre vendite globali hanno superato i 110 miliardi di dollari”. Le motivazioni addotte dal VP per le relazioni esterne di Huawei, Bill Plummer, non hanno però convinto il Presidente della Eximbart, Hochberg, alla stregua del Vice Presidente Maura Policelli, convinti che la linea di credito di 30 miliardi, impiegata come buyer financing, abbia certamente contribuito alla crescita di Huawei, aggiungendo che “Un sostegno finanziario di questa portata crea opzioni e opportunità che altrimenti non potrebbero esistere”. Il fatto che il giro d’affari internazionale dell’azienda sia poi andato a coprire il 65% del fatturato complessivo nel 2010, con il dichiarato obiettivo di ricavare 100miliardi di dollari dalle vendite nei prossimi dieci anni, è un presupposto che potrebbe complicare non poco lo scenario dei competitors globali più diretti come Apple, Ericson e Samsung, specie in relazione alla scommessa sul sistema operativo Android di Google (Android Honeycomb 3.2) per la nuova linea del tablet MediaPad lanciato da Huawei proprio in questi giorni. Quanto abbiano inciso quei 30 miliardi sulla realizzazione di questi piani (come di quelli futuri) risulta però difficile appurarlo.
LUANA LO MASTO

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