E’ il risultato della sentenza nella causa indetta da Washington contro Google circa il monopolio dei motori di ricerca: un giudice federale ha infatti respinto le richieste di costringere il gruppo a cedere il suo browser web Chrome e il sistema operativo mobile Android. La sentenza è il risultato di una battaglia legale durata cinque anni. Sebbene la condivisione dei dati con i concorrenti rafforzerà la concorrenza nel settore pubblicitario di Google, il fatto di non dover vendere Chrome o Android elimina una delle principali preoccupazioni degli investitori che li considerano elementi chiave per l’attività complessiva del motore di ricerca. Che si trova ad affrontare la sfida rappresentata da strumenti di intelligenza artificiale sempre più diffusi, tra cui il popolare chatbot ChatGPT di OpenAI. Proprio su questo versante il giudice Amin Metha ha scritto nel dispositivo: “Il denaro che affluisce in questo settore e la rapidità con cui è arrivato sono sorprendenti”, sostenendo che le aziende di intelligenza artificiale sono già in una posizione migliore per competere con Google rispetto a qualsiasi altro sviluppatore di motori di ricerca negli ultimi decenni.
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