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Altro che difesa dei precari, l’irricevibile lezione di Gallo (M5s) sul pluralismo dell’informazione

“Sono due i diritti che vengono calpestati dall’azienda che fa capo al quotidiano Il Messaggero,  quello dell’informazione libera e quello della tutela dei lavoratori costretti a subire tagli, senza alcun tavolo di confronto”. Lo ha detto in una nota il deputato Luigi Gallo del M5s: “Siamo sconcertati del fatto che l’azienda non abbia accettato neanche di partecipare ad un confronto con il governo richiesto dopo aver presentato un’interrogazione parlamentare in seguito allo stato di agitazione degli 80 giornalisti coinvolti”.
Insomma, Gallo che non riesce nemmeno a far sedere al tavolo un’azienda non perde occasione per tranciare sul pluralismo, svelando di averci capito ben poco nella questione.  “Il Movimento 5 stelle  non intende mollare la presa sui diritti dei lavoratori. Alcuni difendono l’informazione solo quando si vuole spingere il governo a fare arrivare soldi a pioggia al settore, mentre l’ìnformazione scompare se ci sono giornalisti in sciopero e sotto ricatto economico”.
In tralice, c’è il solito giochino del mettere gli uni contro gli altri questa volta non può e non deve funzionare. In primo luogo perché è sinceramente desolante che un rappresentante delle istituzioni accusi di parassitismo chi ha garantito un servizio essenziale, quale è l’informazione, durante l’ultima e peggiore emergenza nazionale. E che, per colmo di ipocrisia, proprio dal M5s dopo i peana e ringraziamenti al ruolo svolto, arrivino le stroncature, le scomuniche, le irricevibili accuse.
Evidentemente, però, per i grillini i giornali – se non sono editi da grandi aziende – non esistono. O, peggio ancora, sono delle aspiranti sanguisughe dei denari del povero contribuente. Sia chiaro una volta e per tutte: senza sostegno pubblico (lo stesso regolarmente elargito a imprese multinazionali che poi se ne fregano degli accordi, leggi Whirlpool) i cittadini non avrebbero saputo nulla di quanto accadeva sui loro territori durante il lockdown Covid. Perché il modello economico del giornale locale non è “sostenibile”. I Cinque Stelle sono così: statalisti con chiunque, alfieri del libero mercato con l’informazione. Forse perché, russoviani come sono, non possono che temere e demonizzare il dissenso?
Secondo il deputato che presiede la commissione cultura, dunque, la vertenza dei collaboratori del Messaggero altro non è che l’occasione per dare contro le voci libere che garantiscono informazione sui territori. E lo fanno, spesso e volentieri, con la veste giuridica di cooperative di giornalisti. Gente che lavora fino a 14 ore al giorno e che ha necessità di un sostegno da parte dello Stato per andare in pari con le spese. E che devono pure vedersi messi in contrapposizione, loro aspiranti “prenditori” di denari pubblici, coi collaboratori precari e stangati di un giornale edito da uno dei più grandi gruppi italiani. Forti coi deboli, debolissimi coi forti come Caltagirone.
Gallo ha concluso la sua nota scrivendo: “Questa non è più un’ emergenza democratica? Non si ascrive più nella lotta alla pluralità dell’informazione? Mi aspetto che altre forze politiche ed altri attori dell’informazione scendano in campo per difendere costituzione e diritti”. Un’insalatona indigeribile che, però, anche importanti e semi-egemoni sigle sindacali del mondo giornalistico hanno riportato per intero, senza fiatare. E questo, forse, è un guaio anche peggiore perché il silenzio conferma – agli occhi di questi improbabili professori – che esistono giornali di serie A e di serie B. Anche per i giornalisti e per chi dovrebbe difenderne non solo i diritti ma anche la dignità.
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