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ALFANO SNOBBA IL VERTICE: «NON PARTECIPO AL TEATRINO DELLA POLITICA».

«Non vogliamo parlare di Rai e di giustizia». Lo ha affermato ieri Angelino Alfano. Una via di mezzo tra un capriccio o un ordine. Il vertice tra governo e i maggiori partiti è stato rinviato alla settimana prossima. Bersani è indignato. Monti minimizza. L’Usigrai minaccia lo sciopero.
«Se devo incontrare gli atri segretari per soddisfare la sete di poltrone, non ci vado, non partecipo al teatrino della politica». Ha snobbato così il vertice l’ex guardasigilli. Le motivazioni ufficiali sono due: il rifiuto di lottizzare ( o meglio ri-lottizzare) la Rai e non consentire accordi sottobanco sulla giustizia.
Indiscrezioni raccontano che il Pdl si sarebbe risentito per un incontro di Bersani e Casini con alcuni dirigenti di Viale Mazzini. In ogni caso la sostanza non cambia: il Pdl sembra voler mantenere lo statu quo sia nella Rai che nei tribunali. Pena la stabilità del governo.
Fabrizio Cicchitto ha affermato chiaramente che non ci sarà la fiducia su Rai e giustizia. «Abbiamo dato la fiducia a Monti affinché intervenga su questioni economiche e non su Rai e giustizia. E la fiducia continuerà ad averla se si occuperà di questo», ha dichiarato il capogruppo Pdl alla Camera.
Per Cicchitto la riforma della tv pubblica e del potere giudiziario non hanno nulla a che fare con le ragioni fondative del governo tecnico.
Il portavoce degli azzurri, Daniele Capezzone, da man forte al collega: «Alfano ha dimostrato ancora una volta che il Pdl non vuole un’agenda di palazzo, centrata sulle priorità dei partiti, ma un’agenda di cose concrete, centrata sui problemi degli italiani, a partire da lavoro, economia, credito, fisco».
Lo stesso Alfano si mostra disponibile a trattare solo per «i problemi che interessano agli italiani».
Dunque dovremmo dedurre che per il segretario la Rai e la giustizia sono inezie per i cittadini del Belpaese. Sara?
Monti, da tecnico imparziale, minimizza. «Nessun problema, i partiti mi appoggiano», ha assicurato il premier. Sarebbe più corretto dire che i partiti lo hanno appoggiato (fino ad ora!). Con la messa in discussione di nuovi argomenti “caldi” le cose potrebbero cambiare.
Tutt’altre argomentazioni sul fronte del Pd. Per Bersani il comportamento di Alfano è un «incredibile». Per il segretario dei democratici il Pdl non vuole rinunciare ai “poteri acquisiti”. Dunque l’assenza di Alfano sarebbe dettata da “malafede” politica. «Il problema di Alfano non è che ci siano in agenda solo Rai e giustizia, ma che ci siano anche Rai e giustizia», ha asserito Bersani. Il leader del Pd è particolarmente preoccupato per lo stato di salute di Viale Mazzini: «la Rai è un’azienda che sta andando allo sbando».
La stessa apprensione è nutrita dal presidente e dal portavoce di Articolo 21, rispettivamente Federico Orlando e Giuseppe Giulietti. «Quello che è accaduto oggi è solo la ripetizione di un gesto di arroganza e di prepotenza di chi non vuole rinunciare a posizioni dominanti». Orlando e Giulietti auspicano una rigenerazione non solo del cda Rai (in scadenza il 28 marzo), ma anche dell’Agcom (l’Autorità scade il 9 maggio). Rinnovamento da costruire con personalità «capaci di anteporre l’interesse generale ad ogni conflitto di interesse».
Anche la Fnsi manifesta desideri riformatrici. «La Rai, le Autorità di Garanzia per le Comunicazioni e quella per la Privacy, che hanno organismi in scadenza, necessitano di liberazione e innovazione uno stop ad ogni conflitto di interesse e libertà dalle intrusioni di una politica di ricatti, già visibile all’orizzonte», ha dichiarato la Giunta esecutiva della Fnsi.
Si pronuncia anche l’Usigrai. Il sindacato dei giornalisti Rai minaccia uno sciopero per scardinare l’attuale immobilismo. «Se nulla accade sulla Rai è perché ci sono veti di parte. Valuteremo anche l’ipotesi dello sciopero, finora evitata su certi temi politicamente sensibili perché ci avrebbero accusato di andare oltre i compiti di un sindacato». Lo ha detto Carlo Verna. Per il segretario del sindacato la tv pubblica «boccheggia» e il premier Monti non può permettersi di temporeggiare. «Come potrebbe giustificare una cosa del genere di fronte all’Europa? Ricordiamo che di recente il Consiglio d’Europa ha approvato una raccomandazione agli Stati per dare al servizio pubblico tv una governance realmente indipendente», ha precisato Verna.
Prevarrà l’ostruzionismo del Pdl o le spinte riformatrici? Non ci resta che aspettare. Il tempo è galantuomo.
Egidio Negri

editoriatv

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