Categories: Giurisprudenza

AL QUESTION TIME ALLA CAMERA GENTILONI DIFENDE IL SUO DDL

Aver posto a fine 2012 il termine per il passaggio definitivo alla tv digitale terrestre “non è un regalo a Mediaset”, ma è piuttosto “un passo nella direzione giusta”, quella “tracciata dalla Corte Costituzionale”. In questi termini il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha risposto oggi durante il question time alla Camera a un’interrogazione di Aleandro Longhi (Pdci) sul termine della trasmissione delle frequenze analogiche, definito “un intollerabile regalo a Mediaset”, in particolare a Retequattro. “Perché fissiamo, sia nel ddl appena varato dalle commissioni con il voto favorevole di tutta l’Unione, sia nel decreto fiscale, il termine al 2012? Perché è la verità – ha sottolineato Gentiloni – ed è sempre giusto dire la verità al mercato, che l’Italia come gli altri Paesi europei spegnerà il vecchio segnale nel 2012. Perché il passato governo non ha detto la verità, fissando il termine al 2006? Perché così ha costruito un alibi per non riconoscere, a coloro che avevano diritti sulla tv analogica, la possibilità di esercitarli e per evadere la sentenza 466 del 2002 della Corte Costituzionale, che fissava il limite di massimo due reti in analogico per ciascun operatore. E’ la motivazione con cui fu giustificato anche il decreto approvato a Natale 2003: i diritti sull’analogico e il limite di due reti spariscono perché il digitale è dietro l’angolo e quindi non c’é bisogno di rispettare la giurisprudenza della Corte Costituzionale”. Oggi, invece, ha sottolineato il ministro, “spostando quel termine ci mettiamo nelle condizioni di riprendere il percorso, di riproporre il limite massimo di due reti, di ridare a chi ha la concessione ma non le frequenze (come Europa 7, ndr) la possibilità per esercitare i suoi diritti”. Il ddl, “che penso arriverà in Aula nelle prossime settimane, è il modo attraverso il quale togliamo l’alibi delle date finte e fissiamo date vere, rimettendo il sistema in condizione di regolarsi nel segno del pluralismo e della giurisprudenza costituzionale. Il regalo a Mediaset – ha concluso il ministro – sarebbe piuttosto mantenere la situazione così com’é e dire che le sentenze della Corte e i diritti di Europa 7 sono carta straccia”.

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