Dopo due anni di discussioni, l’Authority per le comunicazioni ha dato il via libera alle nuove regole per le reti di nuova generazione Ngn. E nella delibera è stato inserito formalmente l’obbligo di unbundling per Telecom. E non poteva essere altrimenti, spiega MF, visto che a chiederlo era stata la Commissione europea. Ma di fatto gli operatori alternativi non potranno avere un accesso disaggregato vero e proprio alla rete. L’obbligo dell’unbundling per Telecom, infatti, ci sarà solo «ove tecnicamente possibile», spiega la delibera. Il punto è che l’architettura di rete scelta dall’ex monopolista, il cosiddetto Gpon, non rende appunto tecnicamente possibile il servizio. Qualcosa certo potrebbe cambiare in futuro con i miglioramenti della tecnologia, ma per il momento l’unbundling è come se non ci fosse. C’è però qualcos’altro che gli assomiglia: il servizio end-to-end. Telecom sarà obbligata a portare fibra su richiesta dei concorrenti ai clienti di questi ultimi che saranno in pratica raggiunti da due cavi, quello di Telecom e quello del concorrente. Il punto più delicato della questione è il prezzo che l’operatore alternativo dovrà pagare all’ex monopolista per la “costruzione” di questo tratto di rete aggiuntiva. I concorrenti vorrebbero pagare un canone mensile un po’ come avviene con l’attuale unbundling.
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