«La tutela del diritto d’autore – esordisce Giorgia Abeltino, direttore Public Policy di Google Italia – non è in conflitto con lo sviluppo di nuovi business o creatività. Va creato un meccanismo ben pensato, ma l’autoregolamentazione è fondamentale». «Ben venga il nuovo regolamento – spiega Giuseppe Cerbone, amministratore delegato dell’ANSA -. Solo dai suoi effetti sulle aziende si potrà valutarne la bontà. L’invito è a un miglioramento continuo e molto rapido, in un confronto serrato con gli operatori, perchè il mercato cambia ogni giorno e si deve evitare il contenzioso, che ha tempi e costi spesso superiori di ogni beneficio si possa ottenere». Quanto alla «pirateria» delle notizie, prosegue Cerbone, «auspichiamo anche la protezione del diritto della micro-informazione. E bisognerebbe introdurre anche una scadenza temporale. Per quanto vale questo diritto?».
Mentre per Maria Luisa Cesaro di Vodafone è necessario «creare un’ecosistema in cui la convergenza sia conveniente a tutti», Anton Giulio Lombardi di H3G estenderebbe il modello del Regolamento, «anche ad altri diritti, non patrimoniali ma della persona, come il diritto dell’immagine». Il digitale e un’ampia diversificazione dell’offerta in Italia ha «salvato» il settore musicale, ricorda Enzo Mazza presidente della FIMI, «con 11,6 milioni di euro fatturati con il digitale nel 2005, diventati 30 nel 2013». Ma, incalza Gina Nieri, direttore Divisione Affari Istituzionali di Mediaset, «i diritti, che siano della persona, economici o del copyright non sono negoziabili, anche se oggi – afferma – è difficile anche definire cosa sia un»opera digitalè. I modelli di business tradizionali devono evolvere, sì, ma non devono essere depotenziati: la raccolta pubblicitaria sui ‘mieì contenuti voglio farla io».
La pirateria, prosegue Marco Valentini Responsabile Affari Regolamentari di Sky Italia, «costa 22 mila posti di lavoro ogni tre anni e 500 milioni l’anno di evasione al fisco. Accogliamo con favore il Regolamento, ma il fine deve essere la tutela del contenuto. E nel nostro caso l’intervento deve essere più che repentino, ad esempio, contro la diffusione illegale di una partita di calcio» Positivo il Regolamento e i suoi principi per Luigi Mechilli di Wind, ma «il dubbio – dice – è che porterà una valanga di procedimenti sull’Autorità».
Esattamente quanti ne promette Altroconsumo, che ha impugnato il Regolamento presso il Tar. «Per noi – diceFulvio Sarzana – è illegittimo, perchè l’Agcom non ha le competenze in merito. Senza contare che solo sul nostro sito contiamo 3 mila violazioni l’anno. Non c’è stata nemmeno un’analisi d’impatto nè verifica dei costi».
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