Renzo Foa, nato nel 1946, morto a Roma ieri sera, è stato un inviato coraggioso, ha diretto Paese Sera e l’Unità, ha collaborato al Giornale, era ora condirettore di Liberal. Bastano questi titoli a segnalare un itinerario che sembrerebbe paradossale, se non testimoniasse di uno sforzo caparbio di indipendenza personale.
Quando sentì di non credere più al comunismo ortodosso cui si era addestrato dall’adolescenza, ruppe di colpo, senza preoccuparsi di capovolgere opinioni e frequentazioni. Era insofferente, nel crollo di un’ideologia che si era voluta infrangibile, di gradualismi, aggiustamenti e continuità. Nei confronti di chi passa le linee, il comunismo aveva coniato due epiteti: uno lusinghiero, “transfuga”, se le aveva passate per venire di qua, uno terribile, “rinnegato”, per chi passasse di là, nelle file dell’odiata borghesia. Renzo ne ebbe abbastanza di transfughi e rinnegati: cercò di essere uomo libero. Arrivò, in una conversazione ininterrotta, a sorridere della rassegnazione di Vittorio al ruolo di padre nobile di uno schieramento del quale era stato militante eretico.
(Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
Dalla guida di Report a Mi manda Raitre, Giulia Presutti, che avrebbe dovuto sostituire, insieme…
Cinquantadue articoli pubblicati in un solo giorno, circa 20.000 parole e una produzione giornalistica che…
Sigfrido Ranucci non lascia il giornalismo. Almeno così dice lui. E anzi lo ribadisce anche…
In prossimità dell’erogazione del saldo relativo ai contributi previsti dal decreto legislativo 15 maggio 2017,…
L’intelligenza artificiale sta cambiando il mercato dell’informazione, ma gli editori non sanno ancora quanto valgano…
I contenuti nell’ecosistema digitale sono come gocce d’acqua nell’oceano. A una domanda pressoché bulimica di…