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VIGILANZA RAI. VILLARI VA AVANTI E NON SI DIMETTE

La vicenda della presidenza della commissione parlamentare di Vigilanza non sembra volersi sciogliere neanche dopo che ieri il Pdl ha annunciato che non parteciperà più alle riunioni dell’organismo bicamerale, seguendo l’esempio di quanto sta già facendo l’opposizione. Il presidente della commissione, Riccardo Villari sembra intenzionato a non demordere e ha convocato per giovedì 15 gennaio la Vigilanza mettendo all’ordine del giorno anche la nomina dei membri del consiglio di amministrazione della Rai, principale adempimento finora disatteso dall’organismo parlamentare, bloccato da un’impasse che dura ormai da mesi.

Villari eletto con i voti del Pdl, nonostante la sua appartenenza al Pd, e in conflitto con il suo partito, tanto da essere stato espulso dal gruppo del Senato, oggi ha affermato di avere il «massimo rispetto per tutti i pareri» con riferimento alla decisione assunta dai capigruppo del Pdl e di voler «approfondire» la sua posizione. La convocazione della commissione per giovedì, però, pur in presenza di posizioni di maggioranza e opposizione contro la sua permanenza alla presidenza, sembra essere un atto di aperta “sfida” ai partiti politici. Alla riunione della commissione giovedì a questo punto dovrebbero partecipare solo il ’radicalè Marco Beltrandi e l’esponente dell’Mpa Luciano Maria Sardelli, che è anche segretario della commissione. Domani mattina la Giunta per il regolamento del Senato affronterà la vicenda, con riferimento al problema che è nato con il suo passaggio dal gruppo del Pd a quello misto.

Secondo il regolamento della Vigilanza, la composizione della commissione deve rispettare la presenza di tutti i gruppi parlamentari «in maniera proporzionale», condizione che sarebbe venuta meno con il cambio di gruppo di Villari. Da qui la richiesta del Pd al presidente del Senato, Renato Schifani, di revocare Villari dalla carica di commissario della bicamerale e di conseguenza di decretare la sua decadenza da presidente della stessa. Prima del gesto di ’sfidà di Villari l’ipotesi più accreditata era quella di una riunione interlocutoria, con la presentazione della vicenda da parte del relatore e il rinvio di ogni decisione in attesa dell’evolversi della situazione. Lo stesso Schifani (che presiede la Giunta per il regolamento di Palazzo Madama) aveva nei giorni scorsi ribadito che la Giunta avrebbe proseguito l’iter di revoca di Villari in assenza di «fatti politici rilevanti» e la decisione del Pdl di non partecipare ai lavori della Vigilanza è sicuramente un fatto politicamente rilevante. Peraltro la revoca di Villari sarebbe comunque un precedente politicamente “pericoloso” e sta sollevando un confronto giuridico-politico molto complesso.

L’interrogativo è se Villari possa essere revocato dalla nomina a commissario da una decisione della Giunta del Regolamento a fronte di un suo passaggio da un gruppo parlamentare ad un altro. Sono molti i giuristi che hanno manifestato forti perplessità sulla fondatezza giuridica di una simile decisione. Le argomentazioni contrarie si basano sul fatto che Villari non si è dimesso dal gruppo ma è stato espulso. Inoltre il criterio della rappresentanza proporzionale, secondo alcuni, vale al momento dell’insediamento della commissione perchè non si può successivamente, sulla base di questo criterio, rinnegare l’articolo 67 della Costituzione che riconosce al parlamentare l’esercizio delle sue funzioni «libero da ogni vincolo di mandato». Ora la convocazione della commissione della Vigilanza da parte di Villari sembra delineare uno scenario di “resistenza” da parte del presidente di San Macuto e allontanare l’ipotesi di sue dimissioni ’volontarie.

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