Con lo stop del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano alla richiesta di udienza del presidente della Vigilanza Rai, Roberto Villari si complica la matassa delle annunciate dimissioni dell’esponente del Partito democratico, eletto dalla maggioranza ma non su indicazione delle opposizioni. Quello con il Presidente della Repubblica doveva essere, nelle intenzioni del senatore del Pd, la prima tappa di un giro che lo porterà anche dai presidenti delle Camere, a partire da martedì.
Dopo che da San Pietroburgo, dove partecipa alla sessione straordinaria dei Senati d’Europa, il presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani, aveva assicurato che incontrerà Villari ” alla ripresa dei lavori del Senato e quindi da martedì (data poi confermata da nota ufficiale dello stesso presidente della Vigilanza)”, è arrivata la gelata di Napolitano che in una secca nota ha precisato ”di non avere titolo per pronunciarsi sulle scelte del presidente eletto dalla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”. Uno stop in piena regola che pone sul più accreditato tra i percorsi immaginabili per Villari (dimissioni condizionate a un accordo su un nuovo presidente di Vigilanza) un ostacolo in più, sottraendogli la possibilità di una sorta di invito alto a restare che è il vero motivo poi dell’annunciato tour istituzionale, per non far ripiombare la Vigilanza nella paralisi. E seppure il senatore del Pd ha incassato anche il sì del presidente della Camera, Gianfranco Fini a un incontro mercoledì 19, la via per uscire dal giallo sulle dimissioni annunciate e non date e’ sempre più stretta. E la responsabilità di qualsiasi scelta (dimettersi dalla Vigilanza o dal Pd?) si avvia a ricadere sempre più unicamente sullo stesso presidente della Vigilanza.
In casa Pd intanto prevalgono i malumori. E a chi, come il radicale Marco Beltrandi, si dice ”assolutamente certo che Villari non si dimette” si aggiunge chi, in ambienti della Vigilanza, fa notare che, riferendosi alla nota di Napolitano, ”la saggezza e il buon senso prevalgono su tutto. Non è scritto da nessuna parte che Villari debba sentire il Papa o chi per lui. Come sa, avrebbe dovuto dimettersi un secondo dopo la sua elezione. Non l’ha fatto e ha disatteso la linea del partito. Il balletto a questo punto è singolare, curioso e anche un po’ goliardico. Non si capisce proprio a chi risponda davvero Villari. Certo, ricatti non può farne”.
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