Il nuovo piano di finanziamento della Tv pubblica approvato dal governo Zapatero prevede la devoluzione al futuro bilancio della Tve dei proventi di due nuove tasse del 3% sulle entrate delle Tv private (140 milioni) e dello 0,9% su quelli dei gruppi di telecomunicazioni (290 milioni). Al bilancio della Tv pubblica sarà destinata inoltre una parte (240 milioni) della tassa già esistente sull’utilizzo delle frequenze radioelettriche. Infine lo stato contribuirà a sua volta con 550 milioni al bilancio annuale Tve, valutato attorno a 1,2 miliardi. Le Tv private hanno accolto piuttosto con favore il nuovo dispositivo, considerando che beneficeranno del riiporto di buona parte della pubblicità che non andrà più alla televisione pubblica. I gruppi di Telecom hanno invece reagito negativamente affermando che trasferiranno sulle bollette pagate dagli utenti la nuova tassa dello 0,9%. De la Vega ha reagito alle critiche degli operatori Telecom affermando che “sembra ragionevole che coloro che otterranno benefici e entrate” supplementari “contribuiscano in parte al finanziamento del servizio pubblico”. La vicepremier ha aggiunto che in altri paesi Ue una tassa analoga è già in vigore e “non si capisce perché non possono pagarla in Spagna”. La numero due di Zapatero ha indicato come modello per la futura Tve senza spot quello della Tv pubblica britannica, perché la Bbc dimostra che “la qualità non dipende dall’avere o no pubblicità, ma dal fatto di avere un modello chiaro e di contare su risorse sufficienti per fare una buona televisione”.
Vincenza Petta
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