Editoria

Twitter, Musk e la battaglia della spunta blu

Su Twitter, prosegue la guerra della spunta blu: Elon Musk la toglie al New York Times che ha deciso di non pagare per il “privilegio” di avere un profilo verificato. Pare, e diciamo pare, che anche la Casa Bianca sia orientata a non sborsare nemmeno un centesimo rispetto alla richiesta, avanzata da Musk, di otto dollari l’anno. Non è una questione di libertà, nemmeno di principi e valori: è solo una vicenda politica. Musk, in fondo, ha tolto il giocattolo ai dem. E loro, fin dall’inizio della vicenda che lo ha portato ad acquistare il social “inventato” da Jack Dorsay, gli hanno fatto la guerra.

Non è bastato sborsare un miliardo di dollari in più rispetto a quanto pattuito. L’influenza, il mantenere le redini del gioco conta infinitamente di più. Twitter, per dirne una, è stata capofila del ban social all’ex presidente Usa Donald Trump. Togliendogli, quando era ancora inquilino alla Casa Bianca, la tribuna social dalla quale, ogni giorno e più volte al giorno, arringava al Paese. Come è andata a finire, è noto a tutti. Trump s’è fatto il suo social ma il tentativo è sostanzialmente fallito mentre il dibattito Usa s’è tanto radicalizzato che, oggi ancora, il tycoon ha una fanbase pronta alle barricate per lui.

Elon Musk, che si è posto subito su posizioni conflittuali rispetto a quelle delle frange dem woke, sta cambiando Twitter. Di certo, non lo fa per garantire la libertà d’espressione di tutti. Anche se lo ha detto e sbandierato ai quattro venti. Ognuno, in fondo, ha bisogno di darsi una causa se vuole coagulare consenso intorno a sé. Il fatto è che l’Uccellino Blu, come tutte le major digitali, non se la passa granché bene. Dopo la grande abbuffata dei lockdown e della pandemia, ora è tempo di normalizzazione. Ma le aziende della Silicon Valley hanno creduto che non si sarebbe mai tornati indietro da quei livelli. Sbagliandosi.

Musk, intanto, ha spiegato l’importanza della spunta blu e perché è necessario che i social abbiano fonti d’entrata differenti e diversificate rispetto a quelle standard, cioè la pubblicità. “Utilizzando un solo computer da casa e l’intelligenza artificiale, si possono creare 10.000 o 100.000 account Twitter falsi. Questo è il motivo per cui bisogna stringere le maglie della certificazione e fare in modo che per ottenere la spunta blu servano un numero telefonico verificato e una carta di credito”. E dunque: “La mia previsione è che qualsiasi cosiddetto social network che non lo faccia fallirà”.

Luca Esposito

Recent Posts

“Stipendi faraonici a Report”, la denuncia di Fdi e l’interrogazione parlamentare

Report, ora il focus dell’attenzione è sugli stipendi e Fratelli d’Italia ha già pronta un’interrogazione…

14 minuti ago

Trump stringe sui giornalisti stranieri, negli Stati Uniti cambiano le regole per i corrispondenti internazionali

Per raccontare davvero un Paese non bastano poche settimane e spesso non bastano nemmeno pochi…

2 ore ago

Proteggere i minori senza vietare i social: la lezione della Corte costituzionale francese

La protezione dei minori non può giustificare qualsiasi limitazione della libertà di comunicazione. È questo,…

23 ore ago

Apple prepara la sfida a Meta sugli smart glasses ma la vera rivoluzione potrebbe essere la privacy

La prossima grande sfida tra Apple e Meta potrebbe non giocarsi sullo smartphone e nemmeno…

1 giorno ago

Apple vuole pagare le notizie quando le usa. Un nuovo modello per editori e intelligenza artificiale

Si torna a parlare del rapporto tra piattaforme ed editori. Questa volta protagonista è Apple.…

2 giorni ago

Apple cambia strategia in Cina, un modello AI sviluppato con Alibaba per portare Apple Intelligence sugli iPhone

Apple prepara una svolta importante nella propria strategia sull’intelligenza artificiale e sceglie di farlo in…

2 giorni ago