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La Russa riapre il braccio di ferro sulla Commissione Vigilanza Rai

Riparte il braccio di ferro sulla commissione parlamentare di vigilanza Rai. È il presidente del Senato Ignazio La Russa a innescare il nuovo confronto tra la maggioranza e le opposizioni. Dopo la pausa estiva, con la politica che è tornata a macinare a pieno regime, si riapre il fronte caldissimo di viale Mazzini. Una vera e propria trincea resa ancora più incandescente dal caso Ranucci e dalle conseguenze dell’inchiesta sull’attentato subito dal giornalista che ha portato alla luce le frequentazioni con l’ex editore e imprenditore Valter Lavitola.

La Russa non aspetta oltre. Il presidente del Senato ha concesso “sei – sette giorni di tempo” ai partiti per indicare i propri nomi. Dopo di che, se non dovessero arrivare indicazioni alla direzione di Palazzo Madama, già da mercoledì “provvederò, come è mio dovere, a nominare i componenti dei gruppi che non fossero pervenuti, partendo dal dato apicale e scendendo per i rami”. La Commissione di vigilanza Rai è sostanzialmente bloccata da tempo. Uno scontro che è culminato nelle dimissioni di massa dei membri effettivi. La Russa è pronto ad andare avanti finché ce ne sarà bisogno: “Se per caso si dimettessero anche quelli, la Commissione, se nel frattempo mi hanno dato gli altri gruppi i nomi, può già funzionare fino a nuova fase”. E dunque: “E’ chiaro, può funzionare lo stesso, adesso i commissari non sono rimasti in carica perché si sono dimessi tutti. Invece se poi rimane in carica una parte, allora si va avanti”.

Dalle parti delle opposizioni, però, non sembra esserci chissà che volontà di collaborare con La Russa a rifondare la commissione. Si è detto “preoccupato da questa nuova forzatura” Francesco Boccia, capogruppo dem che ha ribadito: “Abbiamo chiesto pertanto al Presidente, prima di fare le nomine d’ufficio che non accetteremo, di avere dal Ministro dei rapporti col Parlamento una risposta chiara. Vogliamo una dichiarazione della maggioranza con la quale si impegnano a far funzionare la Commissione di Vigilanza e aspettiamo che il ministro Giorgetti la smetta di tenersi in ostaggio il Media Freedom Act”.

Luca Esposito

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