Il parlamento turco ha adottato nella notte un pacchetto di norme molto contestato, perché potenzialmente idoneo a imporre limiti al Web. Il via libera è arrivato al termine di una seduta ad alta tensione dell’Assemblea Generale, durante la quale i deputati dell’opposizione hanno accusato il governo di “censura”.
Il pacchetto include una norma che dà all’Autority per le telecomunicazioni (Tib) il potere di bloccare l’accesso a un sito nel caso in cui pubblichi contenuti che violano il diritto alla privacy o che risultino “discriminatori o calunniosi”. Il Tib potrà inoltre richiedere ai gestori dei siti i dati relativi alla navigazione di qualunque internauta e potrà tenerli archiviati per due anni, anche in assenza di un procedimento giudiziario. Secondo il governo, la legge mira a “proteggere la famiglia, i bambini e i giovani da contenuti su Internet che incoraggiano la dipendenza da droghe, gli abusi sessuali e il suicidio”. Ma dubbi sulla nuova normativa sono stati già espressi dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), secondo la quale i poteri attribuiti a Tib la autorizzano a “raccogliere informazioni sugli utenti di Internet senza alcun limite legale o restrizione” e senza che gli utenti “sappiano mai quando e come queste informazioni sono state raccolte”.
Anche la Commissione per la protezione dei giornalisti (Cpj) ha condannato la legge, definendola idonea a creare una sorta di “autoritarismo” in un paese che è già “il primo al mondo per numero di giornalisti in carcere”. E per Reporter senza frontiere la legge “rafforza la censura sul Web e il controllo del governo su Internet”. Critiche anche dall’Associazione degli industriali (Tusiad), che parla di censura e di disincentivo agli investimenti.
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