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Di nuovo rincari per gli utenti Tim, l’Aduc interpella l’Agcom

Dalle ceneri di Prime nasce Prime Go. Con buona pace di Agcom e Antitrust. Tim Prime Go è la rimodulazione dell’offerta bocciata dai due Garanti qualche mese fa. Dopo le segnalazioni ricevute dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, venne stata avviata un’istruttoria con l’obiettivo di accertare la legittimità della manovra. Gli approfondimenti svolti portarono a ritenere l’offerta Prime proposta “non configurabile come una modifica unilaterale di contratto conforme all’articolo 70, comma 4, del Codice”, come comunicato dall’Agcom.

Ma l’Aduc si è attivato per far cessare anche questa palese violazione dei diritti degli utenti.  Il piano-base pubblicizzato da Tim prevede un costo forfettario di 0,49 euro al mese. Esso si applica se il cliente non ha attive altre offerte sulla linea o esaurisce quanto previsto da queste ultime. Ma è proprio sulla qualifica di piano-base data all’offerta che è difficile essere d’accordo. Tim Prime Go si configura come un costo fisso a carico del cliente perché la tariffa è richiesta a prescindere dall’ utilizzazione di altre offerte afferenti all’operatore. Il cliente con sim a consumo si trova costretto a scegliere tra un costo fisso e l’aumento del prezzo per minuto di chiamata.  L’attivazione, inoltre è automatica e senza consenso preventivo. Il cliente ha tre strade: recedere, passare ad altro operatore o scegliere un’alternativa in casa Tim.

La lista delle accuse firmate dall’Aduc è lunga: violazione del divieto di opt-out, pratica commerciale scorretta e aggressiva (attivazione di un servizio non richiesto), pubblicità ingannevole, reintroduzione di costi fissi anche su SIM a consumo. Agcom e Antitrust sono nuovamente chiamate a redarguire l’operatore.

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