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TELEREPORTER E TELECAMPIONE. FINE DELLE TRASMISSIONI

Fine delle trasmissioni per Telereporter e Telecampione. Il conto alla rovescia è già cominciato e il sipario calerà lunedì, 5 novembre. Quel giorno le due emittenti della syndication nazionale Odeon, controllata dal gruppo Profit, cesseranno le attività. Addio tg e programmi per due canali storici del «telecomando lombardo» e addio posto di lavoro per 56 dipendenti su 97, tra giornalisti e tecnici. «Per Natale, come regalo, riceveremo il licenziamento», dice Teresa Mastrandrea, rappresentante sindacale.

Un epilogo che rischia di riproporsi entro fine anno anche per altre tv locali della nostra regione, con una quindicina delle 35 piccole televisioni della Lombardia che corrono il pericolo di spegnere per sempre le telecamere. Le cause? Crisi del mercato pubblicitario (-20% nel 2012); crollo dei contributi pubblici (da 150 a 60 milioni di euro l’anno), massicci investimenti tecnologici per il passaggio dall’analogico al digitale terrestre (in media 1,5 milioni di euro). Un grido d’allarme aggravato poi dal nuovo bando per le frequenze, che penalizza le micro tv e concede incentivi per la rottamazione dei ripetitori. Una leva quest’ultima che a Odeon hanno subito sfruttato: spegnendo una serie di impianti, incasseranno dallo Stato complessivi 22 milioni di euro di bonus. Una manna per il gruppo Profit, in crisi dal 2009, e che lo ha spinto a far scorrere i titoli di coda per Telereporter (nata nel 1977) e Telecampione (classe 1980).

Altre tv, però, tremano in Lombardia. A provocare le scosse è soprattutto la riassegnazione delle frequenze, dopo che i canali dal 61 al 69 dovranno essere ceduti alle compagnie telefoniche. Una cessione che allo Stato frutterà introiti per 4 miliardi di euro e che permetterà di erogare incentivi alle tv che decidono di non andare più in onda. Ma a minare il futuro delle televisioni regionali sono anche i criteri stessi per aggiudicarsi le frequenze, che tendono a favorire le emittenti che hanno un maggior bacino d’utenza. «Non si premiano né la qualità dell’informazione né il merito imprenditoriale, ma soltanto l’estensione del segnale. Ecco perché questo bando è una lotteria», dice Katia Sala, direttore di Teleunica di Lecco e Sondrio.

Pubblicità e finanziamenti pubblici in caduta libera completano il quadro critico. Un panorama al centro del mirino sia al Pirellone nei mesi scorsi, sia qualche giorno fa a Palazzo Marino. Enrico Mandelli, direttore di 7 Gold: «Il moltiplicarsi di canali ha portato Rai e Mediaset a offrire spazi per gli spot a prezzi stracciati, con la conseguenza che i nostri investitori sono fuggiti da loro». Fabio Ravezzani, direttore di Telelombardia e Antennatre: «Replicare i fatturati d’oro degli anni 80 è impossibile. Però la situazione attuale è allarmante, soprattutto perché né lo Stato, né gli enti locali erogano più fondi». Pesano sui bilanci gli investimenti sostenuti il cosiddetto switch-off: «Per il passaggio dall’analogico al digitale – spiega Gianni Visnadi, direttore di Telenova – abbiamo speso 4 milioni di euro e aperto allo stesso tempo altri due canali, ma senza ricevere nessun aiuto economico».

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