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Supervisori Ue, Consiglio approvi riforma protezione dati

Dopo l’approvazione a stragrande maggioranza da parte della plenaria del Parlamento, la riforma della ‘protezione dati’ europea è ancora ferma in Consiglio per le “perplessità di Gran Bretagna e Germania”. Un “grande problema” su cui i garanti europei della protezione dati uscenti, l’olandese Peter Hustinx e l’italiano Giovanni Buttarelli, lanciano l’allarme sottolineando che la riforma europea “serve su scala mondiale”. “E’ essenziale che la riforma sia completata e messa in atto: il Consiglio deve fare la sua parte” ha detto Hustinx. Presentando il rapporto dell’attività dell’authority europea per la protezione dati (Edps), Hustinx ha osservato che “è possibile che si arrivi ad un accordo entro la fine dell’anno, ma non è affatto detto”. L’olandese ha peraltro sottolineato che la creazione di una rete alternativa o di un ‘cloud’ europeo, ipotizzata dai leader, non sarebbe particolarmente utile. “Non possiamo escludere un acquisizione illegale di dati in qualsiasi punto della rete, compresi i cavi sottomarini – specifica Buttarelli – Non potendo impedire che i player maggiori siano fuori dell’Europa, l’importante è che siano obbligati a rispettare le nostre regole”. Nel corso di una conferenza stampa tenuta nella sede dell’authority, i garanti hanno ricordato che la nomina dei loro successori è stata rinviata per un conflitto tra le istituzioni – Commissione, Parlamento e Consiglio – ma hanno affermato che la Edps è pronta svolgere il suo compito di guardiano della privacy a livello di istituzioni europee. Nell’ultimo anno la Commissione europea ha avuto un punteggio alto (95%) di rispetto delle norme, ma “molti problemi – ha detto Buttarelli – emergono nelle istituzioni più piccole, come le agenzie ed in particolare con l’Olaf”. Il problema, ha spiegato il garante italiano, è nel trovare l’equilibrio tra la necessità di trasparenza e quello di garantire la protezione dei dati sensibili che emergono nel corso delle indagini del servizio antifrodi europeo. Altro caso, quello di una interrogazione parlamentare presentata alla Commissione, in cui si è fatto riferimento alla violenza sessuale su una minorenne, citata per nome.(ANSA).

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