Gli Stati Uniti fanno spallucce.
E oppongono un muro all’invito al dialogo avanzato dalla Cina.
Il presidente Obama torna, infatti, a ribadire che dietro gli attacchi informatici sferrati ai portali delle istituzioni americane, si celerebbe la matrice orientale.
Respinto quindi l’invito ad un “colloquio” chiarificatore per la sicurezza digitale di tutti, come auspicato appena ieri dal ministro degli esteri cinese Yang Jiechi.
E’ chiaro, a questo punto, come il governo statunitense non voglia esporsi più di tanto.
O meglio, per essere più precisi, la potenza a stelle e strisce prima di dire sì al confronto, preferirebbe avviare le dovute indagini del caso.
Il presidente Usa ha lasciato intendere che, dietro le intrusioni cibernetiche, ci sarebbero altri autori oltre quelli provenienti dal paese del Dragone, come potrebbe trapelare dalla sue affermazioni: “C’è anche lo Stato cinese” dietro i cyber-attacchi alle imprese e istituzioni americane”.
C’è “anche”, dunque.
E non solo la Cina.
Ma chi altri, allora, si nasconderebbe dietro le azioni di pirateria? Al momento non è dato sapersi e il paese della Grande Muraglia rimane l’indiziato “numero uno”.
Ad accrescere la tensione già crescente, ci pensa la stampa che spia ogni azione della Cina per anticiparne eventuali mosse.
Sul Wall Street Journal campeggia la notizia secondo la quale “007” cinesi sarebbero penetrati nei database del Pentagono ed in quelli di alcune aziende che lavorano per il settore americano della Difesa.
Notizia tutta ancora da accertare.
Nel frattempo, però, la priorità della Casa Bianca continua ad essere quella di affrontare il nodo della sicurezza informatica che negli ultimi tempi ha arrecato considerevoli danni agli Usa, con inevitabili ripercussione economiche, anche e soprattutto a livello di immagine.
A tal punto che per molti i danni provocati dalla “cyber guerra” che opera senza esclusione di colpi, non sarebbero troppo diversi da quelli causati da un vero e conflitto militare.
Su questo punto, però, Obama dissente, sottolineando le grandi differenze che intercorrono tra un attacco cibernetico ed uno a mano armata.
Per il momento, comunque, la tendenza della Casa Bianca è quella di tenere viva una cauta ma risoluta strategia di indagine.
Sì perché il nodo della web pirateria tocca gli States sempre più da vicino.
First lady inclusa, a sua volta presunta vittima, in passato, di non meglio precisati cyber assalti.
Come a dire: il pericolo corre sulla rete.
E nessuno, al di là dell’Oceano, può ritenersi veramente al sicuro.
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