Un libro di 600 pagine, l’unico autorizzato dal fondatore della Apple, e curato dal giornalista e direttore dell’Aspen Institute, Walter Isaacson.
«A Steve non piace passare il tempo a esaminare disegni complessi. Vuole vedere i modelli, vuole “sentirli”», ecco un frammento della testimonianza di Jonathan Ive, il motore creativo della Apple, una delle tante raccolte da Walter Isaacson, e che hanno contribuito a raccontare il geniale e visionario guru della Silicon Valley nella biografia “Steve Jobs”. Più di quaranta sono i colloqui personali e più di cento le interviste a familiari, amici, rivali e colleghi riportate nel libro tanto atteso che in Italia verrà pubblicato da Arnoldo Mondadori (negli Stati Uniti da Simon & Schuster che ha deciso di anticipare l’uscita dal 21 novembre al 24 ottobre). In copertina c’é una delle più celebri foto in bianco e nero di Steve Jobs, quella messa dal sito della Apple, il giorno della sua morte avvenuta lo scorso 5 ottobre 2011. Nel libro Isaacson descrive anche la fucina delle idee Apple il luogo dove si è realizzata per 15 anni la sinergia tra Ive e Jobs e sono nate tante creature come l’iPod, l’iPhone e l’iPad.
La vera particolarità di questa biografia, risiede nel fatto che Steve Jobs, notoriamente pignolo, perfezionista e maniaco del controllo, non abbia imposto nessun vincolo sul testo né preteso di leggerlo prima della pubblicazione. E non ha posto alcun filtro, incoraggiando anzi i suoi conoscenti, familiari e rivali a raccontare onestamente tutta la verità. Lui stesso parla candidamente e talvolta in maniera brutale, dei colleghi, degli amici e dei nemici, i quali, a loro volta, ne svelano le passioni, il perfezionismo, la maestria, la magia diabolica e l’ossessione per il controllo che hanno caratterizzato il suo approccio al business e i geniali prodotti che ha creato. Lo stesso Ive, che viveva in simbiosi con lui «ha provato una certa irritazione – scrive Isaacson – per la tendenza di Jobs ad accaparrarsi meriti eccessivi, un atteggiamento che negli anni ha infastidito diversi colleghi». Ive ammette però che le idee che provengono da lui e dal suo team «sarebbero state completamente irrilevanti e non avrebbero portato da nessuna parte, se non ci fosse stato Steve a spronarci, a lavorare con noi e a superare tutti gli ostacoli che si opponevano alla trasformazione di quelle idee in prodotti». Il libro è stato voluto dallo stesso Jobs, lo ha raccontato di recente Isaacson sul Time, per lasciare un ricordo ai suoi figli.
(Ansa)
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