“Difendere il pluralismo dell’informazione con i soldi pubblici è surreale: si chiama lottizzazione”. Alberto Mingardi, 28 anni, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, non usa giri di parole. “Con il controllo alla base dell’informazione si creerebbe uno stile Pravda. Inoltre, non ha senso sostenere un mercato, quello dei media che, per forma e numeri degli operatori, è in grande difficoltà”. “Sovvenzionare il sistema attuale significa cristallizzarlo, non dargli alcuna possibilità di cambiare, di evolvere perché l’aiuto di stato porta sempre a una posizione di rendita”.
D’altra parte, lo stato non sarebbe in grado di trovare il Bill Gates della situazione: “Nascerebbe l’ennesimo comitato di burocrati incapace d’incidere: l’imprenditoria pubblica non ha inventato Google”. Negli Stati Uniti molte fondazioni legate a grandi imprese o a grandi famiglie stanno già producendo informazione, stanno provando a costruire dei giornali: “La filantropia americana stimola best practice, vuole vedere ritorno dell’investimento e lavora anche sul mondo dei giornali. Ben vengano fondazioni che cercano nuovi tipi di pubblico, ma questo in Italia non può accadere perché non abbiamo la cultura americana, perché non abbiamo il rigore nel controllare i risultati”. Oggi riceviamo informazioni in modo policentrico: “Per questo i giornali devono divenire altro. La nuova strada dell’informazione – conclude Mingardi – viene solo dalla creatività, dalla capacità di sperimentare che si saprà mettere in campo ovunque: dagli Stati Uniti ad Hong Kong, all’Italia”.
(Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
Un tavolo permanente di crisi sull’editoria e per l’intera filiera di distribuzione e vendita della…
Antonio Marano, presidente Rai facente funzioni, si schiera a difesa del canone. E non è…
l futuro dell’editoria non passa soltanto dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione digitale. Passa anche dalla…
Dalla guida di Report a Mi manda Raitre, Giulia Presutti, che avrebbe dovuto sostituire, insieme…
Cinquantadue articoli pubblicati in un solo giorno, circa 20.000 parole e una produzione giornalistica che…
Sigfrido Ranucci non lascia il giornalismo. Almeno così dice lui. E anzi lo ribadisce anche…