Il problema è nato quando la Finanziaria ha soppresso il diritto soggettivo delle testate di idee, di partito, cooperative e no profit a ricevere i fondi pubblici. Fondi ripristinati nel Milleproroghe a scapito però di un’altra e consistente realtà editoriale. La mannaia è calata soprattutto sui giornali italiani all’estero che hanno subito un pesante taglio del 50%. Ottocentodue radio (di cui quindici in lingua tedesca) e 504 televisioni locali, 150 periodici e cinque quotidiani italiani all’estero: sono queste le cifre della ‘piccola’ editoria colpita dai tagli.
Per il segretario della Fnsi, Franco Siddi: “Non devono esistere figli e figliastri. L’intervento pubblico non può essere discriminatorio”. Il leader sindacale ha anche scongiurato l’eventualità che si possa puntare a racimolare “qualche soldo di qua e di là magari all’ultimo momento per mettere una pezza allo strappo del Milleproroghe. La soluzione potrebbe venire, secondo le organizzazioni di settore, dal decreto sviluppo che sta per iniziare il suo iter parlamentare.
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