Perché la scelta di quei tre giornali dimostra l’allineamento di tutti gli altri quotidiani italiani, sempre attenti a non incorrere nel reato 3.0 di lesa maestà. Il Fatto, Libero e il Giornale appaiono ad una prima letture i martiri di una sorta di lista di proscrizione, di un vecchio da rottamare in nome di una qualche riforma che verrà.
Ma l’elenco di tre giornali tra cui scegliere il peggiore mette sotto accusa tutti gli altri quotidiani italiani, loro non discutono sull’efficacia delle riforme, non parlano di quanto accade, basta annunciare gli annunci, come piace al mago degli hashtag.
In realtà che il rapporto tra il ducetto e l’informazione sia unidirezionale gli addetti ai lavori l’avevano capito da un bel po’: deleghe al Governo sulle politiche sull’editoria, riduzioni del sostegno pubblico se non si dice la verità, chiaramente la Sua verità, il Manifesto qualche mese fu messo all’indice perché osò scrivere che il Furher ostacolava la libertà di informazione, il Doge di Firenze si offese anche con la stampa cattolica che ereticamente aveva messo in discussione i suoi dogmi minacciando di eliminare anche quel po’ di elemosina che Lui generosamente elargisce ai giornali delle parrocchie.
I nodi vengono sempre al pettine, il problema è che il pettine si è già annodato da tempo, ma nessuno lo dice. E se lo dice va rottamato.
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