”L’onorevole Cicchitto, sui giornalisti, continua ad avere una visione dissociata. E’ molto curioso che sia continuamente tra coloro che invocano rigore deontologico e rispetto della privacy per i professionisti dell’informazione e che quando le regole si applicano gridi, invece, allo scandalo chiedendo l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti. Guarda caso questa richiesta si ripete il giorno dopo la sanzione di tre mesi di sospensione al collega Vittorio Feltri per il cosiddetto ‘trattamento Boffo’, caso su cui lo stesso Feltri aveva chiesto pubblicamente scusa. Un caso su cui l’organismo giurisdizionale della professione ha esercitato i suoi compiti a garanzia dei principi di lealtà e correttezza dell’informazione”. Lo dichiara il segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi.
”I fatti non le scelte politiche sono il cuore di una questione che non può essere manipolata – prosegue Siddi -. Dino Boffo per impedire l’ulteriore sviluppo di ripercussioni al suo giornale, ‘l’Avvenire’, dal protrarsi di una campagna di scorrettezze nei suoi confronti si era dimesso dall’incarico di direttore. Per un’informazione giudicata, evidentemente, non rispettosa della verità dei fatti, della vita delle persone e dei lettori, nei confronti di un giornalista galantuomo come Boffo, Vittorio Feltri, all’epoca direttore de il Giornale, è stato sanzionato dall’Ordine per fatti specifici attenenti la deontologia, non per le sue opinioni che nessuno potrà né dovrà impedirgli. Per una volta le regole sono in primo piano”.
”L’onorevole Cicchitto, mutuando da certe deplorevoli deviazioni politiche, ritiene che le regole per gli ”amici” debbono essere diverse da quelle che invece valgono per tutti – continua il segretario della Fnsi -. Per qualcuno il diritto alla privacy, il rispetto delle regole non esiste; E Dino Boffo non è Presidente del Consiglio né usa chiedere per sé leggi privilegiate.
L’onorevole Cicchitto si metta il cuore in pace. L’Ordine dei Giornalisti ha necessità e vuole una legge di riforma, ma nessuno può augurarsi la cancellazione delle bussole etiche della lealtà dell’informazione”.
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