La proprietaria di un pub di un paesino sulla Manica, per evitare di pagare il costoso abbonamento di più di settemila sterline l’anno per vedere le partire della Premier League su Sky, aveva pensato di utilizzare un decoder greco dal costo di 800 sterline. Anche se in greco, le partite si vedevano lo stesso. Chiamata in causa da Sky, nel 2007 la signora Karen Murphy è stata condannata per violazione delle norme inglesi sul copyright ed ha dovuto pagare una multa di 8.000 sterline. Ma la signora ha fatto ricorso alla Corte europea di giustizia, che le ha dato ragione.
L’avvocato generale della Corte, Juliane Kokott, ha sentenziato che le emittenti tv non possono impedire agli spettatori britannici di assistere ad una partita usando decoder forniti da società straniere a minor prezzo. Il principio base del mercato interno è la libera circolazione di persone, beni e servizi all’interno dell’Ue. La Corte dovrà ora ratificare la sentenza provvisoria, cosa che avviene nel 70% dei casi dopo l’espressione di uno degli otto avvocati generali.
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