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SALE IL NUMERO DI GIORNALISTI AGGREDITI DA INIZIO ANNO

È costante il tentativo di intralcio alla stampa, portato avanti da esponenti della politica locale o nazionale.
Nomi e cognomi dei soggetti vittime degli attacchi sono riportate ed aggiornate da «Ossigeno per l’informazione», l’Osservatorio nato dalla collaborazione con la FNSI e l’OdG, sui cronisti minacciati e sulle notizie oscurate con la violenza.
L’associazione ha contato solo in Italia a partire dal 1 Gennaio 2012, 52 intimidazioni e 129 giornalisti coinvolti.
Rispetto all’anno precedente si registra un calo solo per quanto riguarda il numero di giornalisti coinvolti( 324 nel 2011, rispetto ai 129 del 2012), per il resto la situazione rimane allarmante.
Eclatante il recente caso di Guy Chiappeventi, il cronista che ha scatenato l’ira funesta di Umberto Bossi alla vigilia delle sue dimissioni.
Il giornalista aspettava l’ex leader del carroccio all’uscita della villa di Gemonio pronto a formulare la fatidica e legittima domanda «Dove sono finiti i soldi della Lega?» , a seguito della quale Bossi sguinzaglia la scorta a bordo dell’auto a cui dà ordine di investire Chiappaventi e gli altri giornalisti assiepati fuori la villa.
Ma come noto, la scorta si rifiuta di procedere all’aggressione, affermando: «No, noi siamo agenti della polizia di Stato».
Un’altra testimonianza di prevaricazione verso la stampa, arriva da Francesco Gilioli , un giornalista dell’agenzia Camon.
Il giornalista si trovava il giorno delle dimissioni di Bossi davanti alla sede della Lega di via Bellerio e lì è stato intercettato da un usciere che ha allontanato in malo modo Gilioli e la sua telecamera, per impedirgli di effettuare riprese.
Le aggressioni dirette sono spesso anche precedute da avvertimenti, laddove le cosche sono infastidite dalle attività dei giornalisti, è successo a Lello Filippone, giornalista di «Calabria Ora» e corrispondente da Locri.
Il giornalista calabrese ha trovato la sua auto bruciata, intimidazione a non continuare con la pubblicazione di notizie poco gradite ai clan, tra cui probabilmente quella del narcotrafficante Salvatore Foti che continuava a vivere nella villa di Marina di Gioiosa, confiscata dal 2001.
Tira una brutta aria per l’informazione ma per fortuna non manca l’ossigeno per denunciare questi accaduti.

Arianna Esposito

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