Mentre si avvicina il 13 agosto, termine entro il quale dovrebbe avvenire la revisione delle regole dei diversi ordinamenti, la riforma delle professioni è ferma al palo. Preoccupazione viene espressa da Marina Calderone, presidente del Cup (Comitato unitario professioni) e del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, che auspica un posticipo della data. «Noi – spiega – pensiamo che i tempi siano ormai molto stretti. Siamo sicuramente preoccupati sia per la norma sulla società tra professionisti che poi per lo step di agosto». «Anzi – sottolinea – io vedrei bene una riflessione: se non sia il caso di allungare al 31 dicembre il termini per la revisione delle regole, anche perchè al 31 dicembre il ministero di Giustizia ha il compito di rifare i dpr compilativi creando così il testo unico sulle professioni».
«Forse – fa notare Marina Calderone – a questo punto sarebbe opportuno accorpare le due scadenze in modo da poter avere un’idea più chiara su quelli che possono essere gli ordinamenti che possono essere riformati e, invece, quelli che hanno necessità di un passaggio legislativo».
«L’attività – osserva la presidente del Cup – non è semplice, anche in considerazione del fatto che gli avvocati hanno un parere rilasciato dal presidente emerito della Corte costituzionale, Piero Alberto Capotosti, che dice che praticamente per tutte quelle professioni che sono state istituite prima della Costituzione non si può utilizzare una delega, quindi una delegificazione, ma bisogna avere la legge». «Questa situazione – aggiunge – complica il tutto perché bisogna vedere come il ministero di Giustizia vuole procedere. Questo perché si stava operando per individuare quelle che erano le misure da inserire in ogni singolo ordinamento. Adesso, inoltre, abbiamo visto che alcuni ordinamenti, cosa che noi avevamo già sollevato come perplessità, non possono essere modificati attraverso lo strumento della delega».
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