Editoria

Gedi, pure il Cnog chiede la golden power su Rep e La Stampa

Anche l’ordine dei giornalisti si allinea alle richieste di Elly Schlein e chiede al governo di valutare l’applicazione della golden power sulla vendita delle testate Gedi. Il consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha varato un documento in cui hanno messo nero su bianco le iniziative per far restare in mani italiane le testate, su tutte Repubblica e La Stampa. “Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti segue con crescente allarme l’evoluzione della compravendita delle testate Gedi, nel timore che possa mettere a rischio un patrimonio culturale, storico e professionale e un insostituibile strumento di informazione e partecipazione democratica al servizio dei cittadini”, si legge nel documento. Che aggiunge: “Per questo chiede la tutela dell’autonomia e dell’identità delle testate coinvolte, la garanzia di tutti i livelli occupazionali, condizione essenziale per il mantenimento della qualità dell’informazione e la trasparenza dell’eventuale nuovo assetto proprietari”. La richiesta, dunque, è netta: “Il Consiglio nazionale chiede anche al governo di valutare l’eventuale ricorso al Golden power per evitare operazioni da parte di investitori che non garantirebbero le condizioni suddette, considerate anche le possibili offerte di acquisizione da parte di importanti gruppi imprenditoriali italiani”.

Ecco, dunque, il busillis. Siamo sicuri che la golden power possa essere, effettivamente, applicata sull’affare Gedi? Il problema è serio. Innanzitutto perché già la norma, in sé, è invisa all’Ue. Ma, con ogni probabilità, potrebbe portare all’apertura di una procedura d’infrazione per l’Italia. A maggior ragione dal momento in cui l’impresa che verrebbe bloccata è greca, e dunque “interna” alla stessa Ue. Insomma, un problema spinosissimo. Ma il problema, più che a valle, è a monte. Gli Elkann stanno riuscendo a compiere un capolavoro: svuotare, letteralmente, quello che fu uno dei gruppi editoriali italiani più ricchi. Non solo dal punto di vista finanziario ma, soprattutto, per il numero di testate che aveva in portafoglio. Una volta, non ora.

Luca Esposito

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