Categories: Editoria

Referendum, il caso Articolo 21: il ministro Roccella strattona il Cnog

Il referendum fa litigare il ministro alla Famiglia Eugenia Roccella e il Cnog, “accusato” di aver preso posizione finanziando un’associazione, e cioè Articolo 21, che s’è schierata nella campagna a favore del no. Le parole che Roccella ha affidato ai social ricostruiscono la critica dell’esponente del governo nei confronti dell’organismo che rappresenta i giornalisti. “Apprendiamo che ieri il Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti ha deliberato un finanziamento di 20mila euro ad “Articolo 21”, associazione impegnata ufficialmente nella campagna referendaria. Ovviamente a sostegno del No, ma non è questo il punto”, esordisce il ministro. Che aggiunge: “Il punto è che l’ordine dei giornalisti non è un sodalizio privato ma un ente di diritto pubblico, che amministra l’esercizio di una professione importantissima in un sistema democratico”. Roccella quindi ritiene che il Cnog avrebbe dovuto usare più prudenza: “Immagino che nella delibera del Consiglio nazionale non vi sia alcun riferimento alla campagna referendaria, ma ragioni di elementare opportunità avrebbero dovuto sconsigliare un’iniziativa del genere, se non altro per un minimo rispetto dei tanti iscritti che legittimamente possono pensarla in modo diverso”.

Un ente pubblico, assicura Roccella, dovrebbe essere come la moglie di Cesare. Al di sopra di ogni sospetto. “Anche solo il sospetto che possa esservi un nesso tra il finanziamento ad “Articolo 21” e la campagna referendaria è un fatto allarmante in una democrazia, e se questo sospetto non venisse fugato al di là di ogni ragionevole dubbio ciò sarebbe di una gravità inaudita”, ha dichiarato Roccella. Che ha proseguito: “Il fatto che il malessere pubblicamente esternato su questa vicenda da giornalisti membri del Consiglio nazionale dell’ordine noti per la propria indipendenza di pensiero non abbia suscitato precisazioni o smentite, autorizza una seria preoccupazione”.

Quindi un appello: “Sarebbe come minimo doveroso che l’ordine dettagliasse il tipo di attività finanziate con queste risorse e che il loro utilizzo venisse rigorosamente rendicontato. Resta comunque lo sconcerto che, da persona che ha dedicato al giornalismo un’intera vita, non posso non manifestare”.

Luca Esposito

Recent Posts

Gedi, il Cdr di Repubblica: “Elkann non ci mancherà”

L’ultimo schiaffo: per il Cdr di Repubblica, la decisione di comunicare l’ufficialità della vendita di…

21 ore ago

Fnsi, gli Elkann e “gli interrogativi (e le macerie) dell’operazione Gedi”

La parabola è compiuta: “Doveva essere il più grande gruppo editoriale europeo, invece Elkann lo…

21 ore ago

Gedi, c’è l’intesa: diventa ufficiale il passaggio ad Antenna

Alla fine, gli Elkann hanno veramente venduto Gedi ai greci di Antenna. L’affare è ufficiale:…

2 giorni ago

A Repubblica resta Orfeo, Cartia d’Asero nuovo ad di Gedi

Non cambia niente, per ora, a Repubblica. Almeno in teoria. Mario Orfeo rimarrà direttore del…

2 giorni ago

La Fieg replica al doppio sciopero Fnsi: accuse al veleno

La Fieg replica alle ragioni Fnsi alla base del doppio sciopero dei giornalisti indetto per…

3 giorni ago

Citynews, sciopero nelle redazioni dopo i licenziamenti: coinvolta anche PalermoToday

Scoppia il caso Citynews anche a Palermo. Dopo i licenziamenti che hanno colpito diverse redazioni…

3 giorni ago