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Rcs. Congelato il bonus di Jovane

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La dura presa di posizione del direttore del quotidiano di via Solferino, il quale ha minacciato le dimissioni se i dirigenti avessero intascato i premi nonostante il «rosso» dei conti, ha costretto l’ad Pietro Scott Jovane a fare marcia indietro. Se ne riparlerà quando Rcs tornerà profittevole. La scelta di sospendere i premi (i bonus a tre anni sarebbero stati diluiti tra il 2016 e il 2018 secondo una logica di fidelizzazione del management), spiegano fonti finanziarie, è stata decisa per «senso di responsabilità e come segno di attenzione dopo il disagio emerso in azienda sulla vicenda». Di fatto, è stata applicata la linea illustrata ieri dall’azionista Urbano Cairo: «Nelle mie aziende i bonus arrivano si ci sono gli utili». Al congelamento dei bonus è seguito anche il ritiro degli scioperi da parte dei giornalisti.
Il tema delle incentivazioni sarà tra i temi del cda di Rcs riprogrammato oggi. Il passo indietro, auspicano ai piani alti di via Solferino, dovrebbe contribuire a mitigare gli animi degli azionisti e soprattutto dell’assemblea di bilancio, prevista l’8 maggio, primo incontro plenario dopo lo scioglimento del patto di sindacato.
Proprio i cambiamenti dell’assetto azionario seguiti alla ricapitalizzazione e alla fine anticipata dell’accordo parasociale sono l’elemento di maggiore instabilità per Rcs. Più azionisti, a partire da Diego Della Valle, hanno pubblicamente detto che l’attuale cda non è più rappresentativo della nuova compagine azionaria. In proposito, inoltre, Cairo si è detto disposto a pensarci, nel caso gli fosse offerto un posto nel cda. E poi ci sono le critiche alla gestione, che si sono manifestate con gli scontri tra Della Valle e John Elkann (Fiat), primo socio con il 20,55%, e con le dimissioni di Carlo Pesenti. Per non parlare dei mal di pancia emersi ai vertici dello stesso Lingotto sulla strategicità della partecipazione: nell’esercizio 2013 il gruppo torinese ha dovuto svalutare la partecipazione editoriale da 191 a 117 milioni. Le diplomazie, intanto, sono all’opera per evitare prove di forza in assemblea. Le ipotesi vanno da una piccola integrazione del cda a un rimpasto più corposo che possa soddisfare le varie anime dell’azionariato.

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