Rassegna Stampa del 14/02/2019

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Indice Articoli

Rubavano giornali e li rivendevano

Corriere della Sera



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La denuncia dei vertici di Rcs risale a dicembre, ed era stata presentata alla stazione dei carabinieri di Milano Crescenzago. C’ era già più di un sospetto, e gli investigatori si erano ritrovati, come punto di partenza, un file contenente sospetti «fondati». I carabinieri hanno fatto tutto il resto, e con un’ attività vecchia maniera – pedinamenti e appostamenti di notte – hanno scoperto il raggiro. Un fattorino incaricato di consegnare copie del Corriere e un edicolante, che ha il negozio nel quartiere Vigentino, periferia sud, si sono appropriati a lungo di copie promozionali, dal costo di un centesimo, destinate non alla vendita, e dunque alle stesse edicole, bensì a iniziative collaterali di Rcs. Il fattorino però consegnava quelle copie all’ edicolante, il quale le vendeva ai lettori a prezzo pieno. I due sono stati denunciati: il fattorino per appropriazione indebita e il commerciante per ricettazione. Le indagini dell’ Arma non sono finite, anzi puntano ad accertare se ci siano stati altri casi. Al contempo, l’ azienda ha potenziato i controlli per garantire il massimo rispetto della catena della distribuzione, soprattutto a tutela dei lettori del Corriere .

Ue, sì all’ accordo sul copyright Nuova direttiva entro aprile

Corriere della Sera

Ivo Caizzi

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DAL NOSTRO INVIATO STRASBURGO Diventa possibile varare la nuova direttiva Ue sul diritto d’ autore in Rete entro la fine di questa eurolegislatura in aprile. Dopo tre giorni di contrastata maratona negoziale, i rappresentanti dei 28 governi, dell’ Europarlamento e della Commissione europea hanno trovato un accordo su un testo di compromesso, che dovrebbe imporre alle multinazionali Usa del digitale (come Google o Facebook) di pagare un po’ di più per l’ uso dei contenuti di proprietà di editori, giornalisti, autori, musicisti, realizzatori di audiovisivi. Ora manca il passaggio dai 28 ambasciatori del Coreper, dove deve essere verificata la maggioranza di governi favorevoli e poi è previsto il voto finale nell’ Europarlamento. «Possiamo farcela entro la seconda sessione plenaria a Strasburgo in marzo o nell’ ultima fase della legislatura in aprile – ha dichiarato l’ eurodeputato relatore della direttiva, l’ europopolare tedesco Axel Voss -. Ci sono ancora alcuni problemi da superare. I governi e noi eurodeputati non abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo. Ma ora direi c’ è un 70% di possibilità di trovare una maggioranza dei governi e un 80% per l’ approvazione nel Parlamento». Le multinazionali del digitale si sono impegnate in un lobbying intenso contro questo procedimento fin dall’ inizio, nel 2016. I sostenitori della “libertà della Rete” hanno dubbi sul compromesso raggiunto, anche perché i dettagli non sono stati ancora resi noti. Ma un rinvio alla prossima legislatura, ripartendo di fatto da zero, sembra negli obiettivi solo dei giganti della Rete. Il vicepresidente estone della Commissione europea, Andrus Ansip, che ha partecipato al negoziato a Strasburgo, si è detto fiducioso che ora «gli europei avranno finalmente regole moderne per il copyright, adatte all’ era digitale, con reali benefici per tutti: diritti garantiti per gli utenti, equa remunerazione per i creatori, chiarezza delle regole per le piattaforme». I giornalisti e i creativi di vari settori artistico-culturali verrebbero «rafforzati dalle nuove regole», come gli editori e le imprese proprietarie del diritto d’ autore.

Ue, c’ è l’ accordo per tutelare il copyright

Il Giornale



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Tredici ore di estenuante negoziato. Ma è solo il finale di una storia cominciata nel 2016. L’ Europa, prima al mondo, scrive regole chiare per la regolamentazione del diritto d’ autore mettendo uno stop al far west degli aggregatori. I negoziatori di Parlamento, Consiglio e Commissione hanno sottoscritto l’ intesa sul copyright: le piattaforme (Facebook, Google, Youtube) dovranno garantire un equo compenso agli autori e ai creatori di contenuti per il riutilizzo. «Gli europei avranno finalmente moderne regole sul copyright per l’ era digitale con vantaggi reali per tutti: diritti garantiti per gli utenti, remunerazione equa per i creatori, chiarezza delle regole per le piattaforme», ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Andrus Ansip, responsabile del fascicolo. «Con l’ accordo raggiunto si protegge la creatività europea. Musicisti, attori, scrittori, giornalisti, audiovisivi, avranno diritto a un equo compenso anche dai giganti del web» ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, in un tweet. Due articoli, l’ 11 e il 13, hanno causato divisioni tra media e creatori che vogliono essere meglio retribuiti e i giganti digitali, che difendono il loro «modello di business», inaspettatamente uniti dagli attivisti per la libertà della rete. L’ articolo 11 vuole creare un «diritto attinente» sul copyright per gli editori di quotidiani. Dovrà consentire ai media di essere pagati per il riutilizzo online della loro produzione da parte di aggregatori di informazioni come Google news o social network come Facebook. A pagamento anche gli snippet: frammenti o titoli di articoli pubblicati altri siti. Il secondo articolo, il 13, prevede di spingere piattaforme come YouTube a premiare meglio i creatori di contenuti audio e video. Decisivo per sbloccare l’ impasse il compromesso trovato da Francia e Germania per escludere le start-up con meno di 5 milioni di visitatori unici al mese da alcuni obblighi della direttiva. Italia, Polonia, Olanda, Svezia, Finlandia, Lussemburgo, Malta e Slovacchia hanno votato contro l’ ultimo testo proposto dalla presidenza rumena del Consiglio Ue, ma senza riuscire a formare una minoranza di blocco. L’ unico ostacolo ora restano i tempi. L’ accordo deve ora essere adottato dal Consiglio, da un lato, e dai deputati in seduta plenaria, dall’ altra parte, prima delle elezioni europee del prossimo maggio. La procedura dovrebbe essere calendarizzata entro la fine di marzo o all’ inizio di aprile.

Copyright, accordo europeo con i big del web per tutelare il diritto d’ autore

Il Mattino



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LA TRATTATIVA ROMA C’ è l’ accordo sulla riforma Ue del copyright, il cuore della battaglia contro i giganti del web chiamati a pagare «un equo compenso» se utilizzano contenuti prodotti da altri, editori, artisti, autori e giornalisti in Europa. Dunque i big del digitale saranno tenuti a fare degli accordi precisi per utilizzare contenuti in questione. Dopo una lunghissima maratona negoziale cominciata lunedì a Strasburgo, Parlamento, Consiglio e Commissione Ue hanno trovato ieri l’ intesa sulla riforma che dovrebbe entrare in vigore nel 2021. Un passo cruciale visto che è la prima volta nella storia che si fissano paletti di questo tipo. Il primo annuncio è arrivato da un tweet di con soddisfazione del vicepresidente della Commissione Ue Andrus Ansip: ora «gli europei avranno finalmente regole moderne per il copyright adatte all’ era digitale con reali benefici per tutti: diritti garantiti per gli utenti, equa remunerazione per i creatori, chiarezza delle regole per le piattaforme». I creativi inclusi musicisti, attori, giornalisti «sono rafforzati» dalle nuove regole, twitta il Parlamento europeo, mentre «meme, gif, e gli snippet degli articoli sono salvi» e «le piattaforme start up protette». I rappresentanti di Consiglio, Parlamento e Commissione Ue erano determinati a chiudere il dossier entro la scadenza di ieri e così hanno fatto. E il risultato è di fatto una vittoria del Parlamento europeo, visto che lo schema dell’ accordo non fa che rispettare, salvo qualche concessione non cruciale a tutela della libertà di espressione e innovazione, l’ impianto più rigido a favore degli autori rispetto alle bozze più soft del Consiglio e della Commissione europea. Così si capisce bene anche la soddisfazione del presidente del Parlamento europeo. «Così proteggiamo la creatività europea», ha commentato Antonio Tajani. «Musicisti, attori, scrittori, giornalisti, audiovisivo, avranno diritto a una giusta remunerazione anche dai giganti del web». I NODI E LE CONCESSIONI L’ intesa su uno dei dossier legislativi più combattuti di fine legislatura prevede però qualche eccezione. Una di queste riguarda i collegamenti ipertestuali agli articoli giornalistici, accompagnati da «parole singole o estratti molto brevi», che possano essere condivisi liberamente. Ma non solo. Le piattaforme digitali delle start up saranno soggette ad obblighi minori rispetto ai colossi del Web. L’ accordo, secondo il Parlamento, «mira ad aumentare le chance dei detentori dei diritti d’ autore, in particolare musicisti, artisti e scrittori, come pure gli editori di giornali, affinché negozino accordi di remunerazione più vantaggiosi per l’ uso dei loro contenuti da parte delle piattaforme Internet». Per il relatore Axel Voss (Ppe, Germania) l’ accordo «è un passo importante per correggere una situazione che ha consentito a un pugno di società di guadagnare enormi somme di denaro, senza remunerare adeguatamente migliaia di creativi e giornalisti». Ora l’ accordo dovrà essere approvato dai rappresentanti del Consiglio e dalla plenaria del Parlamento europeo. La ratifica potrà scattare entro uno o due mesi. R. Amo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Copyright Ue, raggiunto l’ accordo

Italia Oggi

ANDREA SECCHI

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Accordo raggiunto sulla riforma della direttiva sul diritto d’ autore dell’ Unione Europea. Nella serata di ieri i rappresentanti di Parlamento Ue, Consiglio e Commissione hanno concluso i negoziati del trilogo arrivando a un testo finale che ora dovrà passare per la conferma e poi per l’ adozione formale delle prime due istituzioni. I due articoli più delicati, l’ 11 e il 13, sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto a quanto trapelato nei giorni scorsi: da una parte gli articoli dei giornali saranno protetti online anche nei loro estratti, gli snippet, a meno che non si utilizzino singole parole o frasi «molto brevi», dall’ altra le piattaforme di condivisione di contenuti saranno obbligate a fare tutto il possibile per evitare di postare materiale di cui non hanno la licenza e quindi saranno portate a dotarsi degli accordi con i detentori dei diritti, con obblighi meno stringenti per le aziende più piccole. Uno dei primi ad annunciare l’ accordo per la riforma del copyright su Twitter è stato Andrus Ansip, il vicepresidente della Commissione europea responsabile per il mercato unico digitale: «accordo raggiunto sul diritto d’ autore», ha scritto. «Gli europei avranno finalmente regole di copyright moderne adatte per l’ era digitale con vantaggi reali per tutti: diritti garantiti per gli utenti, remunerazione equa per i creatori, chiarezza delle regole per le piattaforme», spiegando inoltre che la libertà di espressione «è garantita e gli utenti avranno il potere di contestare rapidamente qualsiasi rimozione ingiustificata dei loro contenuti da parte delle piattaforme». È questa la prima rivisitazione della direttiva sul copyright del 2001 e nelle intenzioni della Commissione che l’ ha proposta nel 2016 dovrebbe servire ad adattare quelle norme ormai vecchie alla nuova realtà digitale. In particolare con l’ articolo 11 si introduce un diritto connesso al diritto d’ autore sugli articoli online a favore degli editori che così potranno tutelare i contenuti pubblicati su Internet, compresi gli estratti che sono utilizzati dagli aggregatori come Google News. Parallelamente agli autori sarà riconosciuta una quota dei ricavi da sfruttamento dei contenuti online derivanti da questo nuovo diritto. L’ intento è portare i big del web a sedersi attorno a un tavolo con gli editori e negoziare un equo compenso per l’ utilizzo dei contenuti di questi ultimi. Come detto il diritto non si applica nel caso di utilizzo di singole parole o estratti brevissimi degli articoli, un elemento che potrebbe lasciare un po’ di incertezza sul tema, almeno in un primo momento. Per quanto riguarda l’ articolo 13, la direttiva chiarisce il quadro giuridico all’ interno del quale operano le piattaforme di condivisione dei contenuti online: dovranno in linea di principio ottenere una licenza per le opere protette da copyright caricate dagli utenti, a meno che non siano soddisfatte alcune condizioni previste dalla direttiva. Al momento di chiudere questo giornale in redazione non era però ancora stato reso noto il testo uscente dai negoziati perciò resta da vedere se qualche dettaglio sia cambiato durante le riunioni che si sono protratte da lunedì a ieri. Nella bozza finale prima dell’ ingresso al trilogo, in larga parte immutata, si prevedeva però una limitazione di responsabilità per i servizi più piccoli: in particolare quelli nati da meno di tre anni (le start up), che hanno un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro e meno di 5 milioni di utenti unici al mese. In generale comunque, la digitalizzazione delle collezioni nei musei, negli archivi e in altre istituzioni culturali non avrà restrizioni sul copyright così come i ricercatori potranno eseguire liberamente il proprio lavoro di data mining senza limiti derivanti dal diritto d’ autore. © Riproduzione riservata.

Il Foglio, parte la diversificazione

Italia Oggi

MARCO A. CAPISANI

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Il Foglio festeggia San Valentino con la newsletter Eu Porn-Il lato sexy dell’ Europa. Ufficializza la nascita del suo primo mensile dedicato all’ Innovazione e mette in cantiere un paio di festival del quotidiano. Dopo aver chiuso l’ anno scorso con un piccolo utile e dichiarando una diffusione media giornaliera sulle 25 mila copie, il quotidiano diretto da Claudio Cerasa inaugura il 2019 con uno spirito metà euforico metà pacato. Come mai? Non vi porta bene il governo giallo-verde? «Ci porta bene a livello diffusionale e di clic sul sito Foglio.it», risponde a ItaliaOggi il direttore Cerasa, «ma c’ è un impatto negativo sull’ Italia che è quello di sdoganare sentimenti che assomigliano a rutti. Non c’ è più nessun timore di esternare la propria xenofobia o avversione verso la democrazia». Non c’ è una metà del bicchiere piena? «Il lato positivo potrebbe essere che l’ azione dell’ esecutivo Lega-5Stelle diventi una sorta di vaccino, costringendoci a capire quali valori democratici non sono negoziabili». Anche sul fronte fake news, sempre secondo il direttore, magari non calerà l’ isteria causata dal timore perenne di bufale ma alla fine si capirà che l’ anarchia digitale non è una soluzione e i lettori ritroveranno fiducia nei giornali. Insomma, il Foglio dell’ editore e immobiliarista Valter Mainetti si candida a testata critica per eccellenza, ruolo che in passato è stato di altri giornali tra cui Fatto Quotidiano e Verità: «no, a noi interessano le idee. Non farei paragoni con altri giornali che, peraltro, in alcuni contesti sembrano simili a house organ (magazine pubblicati dalle aziende, ndr)». Al Foglio si godono gli abbonamenti portati dal «codice Rocco», lanciato a metà dello scorso luglio per promuovere ironicamente uno sconto del 20% sulle sottoscrizioni, subito dopo la minaccia verbale di Rocco Casalino, a capo dell’ informazione grillina e portavoce del premier Giuseppe Conte, al giornalista della testata Salvatore Merlo. «Sono arrivati parecchi abbonamenti in quel frangente», prosegue Cerasa. «In un giorno abbiamo raggiunto il numero di abbonamenti che, di solito, raccogliamo in tre settimane». A consuntivo del 2018, il giornale comunica ricavi al rialzo del 15% in edicola e in crescita del 28% negli abbonamenti digitali. Come termine di confronto, il 2017 è stato archiviato in utile di 11,4 mila euro e con un fatturato complessivo sui 4,8 milioni di euro (di cui quasi 2 mln dalla vendita del quotidiano, 408,7 mila euro dagli abbonamenti digitali e oltre 1,3 mln dalla pubblicità tra carta e web, rispettivamente curata dalle concessionarie Manzoni e Moving Up). Invece per il futuro, e a dispetto delle indiscrezioni di mercato, Cerasa smentisce «categoricamente» la ricerca di nuovi soci per il Foglio. Adesso l’ attenzione va alla newsletter Eu Porn, pensata perché «il problema culturale italiano è credere che l’ Europa non serva; invece ne servirebbe di più», sottolinea Cerasa. L’ attenzione va al secondo numero del mensile Foglio Innovazione, nato ai primi di febbraio e oggi stabilmente pianificato in uscita ogni primo martedì del mese (prossimo numero: il 5 marzo). Pubblicazione mensile di 8-12 pagine, al momento in abbinamento obbligatorio col quotidiano (poi si studierà se e come farlo proseguire da solo in edicola), che serve tra l’ altro ad accompagnare il lettore verso la seconda edizione del Foglio tech festival (in programma a Venezia il prossimo 22 giugno). Fil rouge: l’ innovazione intesa come opportunità, non come preoccupazione. A proposito di eventi, a marzo è prevista a San Siro, a Milano, la prima edizione della Festa del Foglio dello Sport, che crea il tandem col dorso sportivo in edicola il sabato. Completano il piano d’ iniziative le altre newsletter tra cui tecnologia e Asia, una nuova applicazione da rilasciare nelle prossime settimane e alcune iniziative periodiche, anche a cadenza semestrale, per stilare per esempio la classifica dei personaggi più interessanti da seguire nei vari campi. Il 2019 sarà anche il tempo per ragionare su un’ offerta podcast ma, per questo, «ci penseremo nella seconda parte dell’ anno», chiosa Cerasa. © Riproduzione riservata.

Chessidice in viale dell’ Editoria

Italia Oggi



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Rmc e Virgin Radio anche in Dab+. EuroDab Italia, il primo operatore di rete radiofonico nazionale autorizzato dal ministero competente alla diffusione di segnali radiofonici in tecnologia Dab-T (Digital Audio Broadcasting), aumenta la propria offerta grazie all’ accordo di veicolazione dei contenuti di RadioMediaset: Virgin Radio e Radio Montecarlo. Con il nuovo ingresso tutte le emittenti radiofoniche analogiche nazionali, saranno ricevibili anche in tecnica digitale DAB+ unitamente a nuovi contenuti all digital. Askanews, avanti con la cassa integrazione. Parte ufficialmente domani la cassa integrazione (cig) di un anno all’ agenzia stampa del gruppo di Luigi Abete. In parallelo prosegue l’ iter del concordato preventivo richiesto dalla casa editrice. La cig riguarderà circa 80 giornalisti della redazione. Ma, dopo l’ ipotesi passata di un’ acquisizione di Radiocor da parte del gruppo Abete, adesso le indiscrezioni di mercato vedono Askanews come possibile oggetto di shopping da parte di altre agenzie stampa. Weber Shandwick, partnership con Isla. L’ agenzia di comunicazione Weber Shandwick e la digital agency Isla (Nimai) firmano una partnership industriale con la quale Weber Shandwick acquisisce una quota del capitale di Isla diventandone secondo azionista. Come parte dell’ accordo, il fondatore di Isla Davide Maggi deterrà una quota del capitale di Weber Shandwick. Guarino in Mrm//McCann. Nicola Guarino è il nuovo head of social & content del team Live di Mrm//McCann, unità di McCann Worldgroup Italia specializzata nell’ ideazione e nello sviluppo di contenuti digital e social. Il manager arriva in McCann dopo aver collaborato a lungo con Bbdo e Zodiak Active. Arriva il nuovo Amica. Da martedì 19 febbraio Amica sarà in edicola in una versione rinnovata. Il mensile Rcs diretto da Emanuela Testori rivoluziona struttura e contenuti, non più inseriti in sezioni ma parte di un racconto dove gli argomenti classici dei magazine femminili si alternano senza barriere predefinite: moda, beauty, accessori e un nuovo sguardo sull’ attualità e il lifestyle. Distribuito con una tiratura di 200 mila copie e un prezzo di lancio di 2 euro, il nuovo Amica è inoltre disponibile nella digital edition del Corriere della Sera.

Legge sul copyright Trovato l’ accordo, i colossi del web dovranno pagare

La Stampa

MARCO BRESOLIN

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Dopo l’ ennesima giornata di trattative serrate, verso le 20,30 di ieri le tre istituzioni dell’ Unione Europea hanno trovato un accordo sulla riforma del copyright. Ora mancano il voto finale dell’ aula di Strasburgo e la ratifica da parte del Consiglio, ma si tratta di una formalità visto che in entrambi i casi è data per scontata la maggioranza. Per i negoziatori era importante chiudere al più presto in modo da approvare definitivamente il provvedimento entro la fine della legislatura europea. Esultano gli editori, un po’ meno i colossi del web, che nell’ ultimo anno si sono fronteggiati con una pressante attività di lobbying. La nuova formulazione non piace al governo italiano, che venerdì aveva votato contro la proposta di mediazione presentata della presidenza romena (Roma era così finita in minoranza con Polonia, Olanda, Finlandia, Malta, Lussemburgo, Slovacchia e Svezia). Il testo approvato ieri ricalca il compromesso raggiunto tra Francia e Germania, che una settimana fa si erano incartate sul nodo delle start-up. L’ articolo 13 obbliga infatti i siti web e le applicazioni a dotarsi di un sistema in grado di «intercettare» i contenuti caricati online dagli utenti in violazione del copyright. Una responsabilità «troppo onerosa» secondo le società destinatarie del provvedimento. Berlino è riuscita a strappare a Parigi un’ esenzione per le imprese più piccole e più «giovani»: saranno escluse dall’ obbligo le società con fatturato annuo inferiore ai 10 milioni di euro, con meno di 5 milioni di utenti unici mensili e con meno di tre anni di vita. «Le start-up sono salve e i meme sono protetti» assicurano i negoziatori. L’ altro articolo al centro della contesa è l’ 11, quello della volgarmente detta «link tax» (che in realtà non è affatto una tassa). Uno strumento pensato per proteggere gli editori, che potranno chiedere ai motori di ricerca e agli aggregatori di notizie di pagare per gli articoli condivisi sulle loro piattaforme (e una quota dei proventi dovrà essere versata ai giornalisti). Sarà possibile la libera riproduzione di «singole parole» e di «estratti molto brevi». Diversamente andranno pagati i diritti d’ autore. «Il giornalismo di qualità è il cuore delle nostre democrazie – dice Carlo Perrone, presidente dell’ Enpa, associazione europea degli editori -. Se vogliamo un futuro per il giornalismo professionale in Europa dobbiamo agire per sostenere la stampa e compensare gli attuali squilibri». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.