Rassegna Stampa del 10/01/2019

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Verna: la rotta di Google va decisamente corretta

Il Roma



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ROMA. «La rotta di Google va decisamente corretta, non può essere “insieme per il Copyright”, come il gigante digitale ha fatto pubblicare in una pagina a pagamento martedì sui grandi quotidiani, ma “insieme per la libertà” perché la circolazione delle informazioni nel mondo non può essere una discrezionalità privata e proprietaria. Nuovo compito della stampa è proprio quello di vigilare anche sul potere degli “Over the Top” delle grandi piattaforme digitali. “Insieme per la libertà” perché il tema travalica categorie e interessi settoriali e impatta sulle scelte che ogni giorno compiamo nella nostra vita». Lo afferma il presidente del Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti Carlo Verna in un video pubblicato nella sezione “Video” del sito e sulla pagina Facebook del Cnog. Due le questioni evidenziate e da evidenziare: «La circolazione delle informazioni nel mondo e la loro selezione, invece di essere una funzione pubblica, è oggi una discrezionalità privata e proprietaria. Quindi i sistemi intelligenti che governano con le notizie l’ intera ricerca di contenuto sono basati sugli interessi e le discrezionalità dei proprietari e non sull’ automaticità tecnologica», conclude Verna.

France Presse, si taglia

Italia Oggi

MARCO A. CAPISANI

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Le acque si agitano anche alla France Presse (Afp), tra le prime agenzie stampa al mondo assieme ad altre testate del calibro dell’ americana Associated press-Ap o della cinese Xinhua. A rendere teso il clima parigino è la previsione fatta dal presidente e direttore generale Fabrice Fries, che si aspetta un bilancio a consuntivo del 2018 in rosso per 1,7 milioni di euro. Non è la prima volta che la cosiddetta Ansa francese va in perdita ma, adesso, l’ intenzione è correre ai ripari tagliando 125 posti di lavoro nel giro di 5 anni. Per ripianare la perdita, sostenere le uscite volontarie e i relativi costi, il governo ha stanziato 11 milioni di euro. Insomma, è partito un repulisti generale che non dev’ essere stato approvato o nemmeno in parte condiviso dall’ attuale direttore Michèle Léridon, visto che quest’ ultima ha rassegnato le proprie dimissioni dopo più di quattro anni al timone, subito dopo l’ annuncio del piano tagli. Al suo posto, per la prima volta nella storia dell’ Agence France Presse, arriverà un giornalista che non è francese. Il nuovo direttore è, infatti, il britannico Philip Chetwynd. Col cambio al vertice verrà ribaltata, verosimilmente, anche la linea editoriale di Léridon che aveva scommesso su una maggior produzione di video, più analisi di fact checking, pur in un periodo storico di forte attualità (dall’ economia alla cronaca). Per lei si profila un incarico all’ Autorità del Consiglio superiore dell’ audiovisivo e, in ogni caso, fuori dall’ agenzia oggi presieduta dal macroniano Fries (mentre la stessa Léridon era stata promossa con la gestione precedente di Emmanuel Hoog, poi defenestrato proprio dal movimento de La République En Marche dell’ attuale presidente della repubblica Emmanuel Macron). La rilevanza, a livello internazionale, delle sorti di Afp è che si tratta di un ulteriore colosso delle agenzie stampa che riduce gli organici. È già successo alla tedesca Dpa e soprattutto alla Reuters, che sta stringendo i cordoni della borsa sia in Italia sia all’ estero (vedere ItaliaOggi del 23/11/2018). Peraltro proprio nella Penisola, di recente, hanno iniziato a protestare anche le redazioni di Ansa e Askanews. La prima, dopo una giornata di sciopero, ha ribadito il suo no alla politica aziendale di bloccare nuove possibili assunzioni. Il punto della situazione è atteso per fine mese. La seconda, invece, ha avviato l’ iter per il concordato preventivo e, al momento, ha iniziato un botta e risposta col sottosegretario all’ editoria Vito Crimi per un presunto credito verso lo Stato pari a 5 milioni di euro. Al netto comunque dei singoli casi, in Italia non ci sarà alcuna modifica del sistema delle convenzioni agenzie stampa-Palazzo Chigi per tutto il 2019. Anzi, nell’ ottica del governo giallo-verde, l’ inizio del riordino non avverrà che a 2020 iniziato, quando saranno scadute definitivamente le proroghe delle attuali assegnazioni.

New York Times: le persone sono alla ricerca di un’ unica fonte di notizie di cui fidarsi

Italia Oggi



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Il modo in cui le persone trovano e interagiscono con le notizie sta cambiando: «non vogliono più leggere notizie da una fonte, ascoltare notizie da un’ altra fonte e guardarle da qualcun altro. Le persone sono alla ricerca di un’ unica fonte di notizie di cui possano fidarsi, in ogni forma». Così inizia la lettera ai dipendenti dell’ editore del New York Times, A.G. Sulzberger, sullo stato del giornale nel 2019. Sulzberger spiega che lo storico quotidiano lo scorso anno si è concentrato sulla costruzione dei suoi «muscoli audio» con The Daily che è diventato il podcast più scaricato dell’ anno: ogni mattina la voce di Michael Barbaro raggiunge più persone di quanto non abbia mai fatto il giornale stampato. Quest’ anno invece il Nyt vuole migliorare la sua presenza video con il team che ha già collezionato 34 nomination agli Emmy e agli Oscar negli ultimi anni. Già è partito The Weekly, il documentario settimanale realizzato dal canale via cavo FX che racconta le storie apparse nel Times e i giornalisti che le hanno raccontate. «Certo», ha però puntualizzato l’ editore, «nel caso qualcuno pensi che stiamo dimenticando le nostre radici, il più grande giornale del mondo raggiunge ancora oltre un milione di case ogni settimana. Il fatto che possiamo essere riconoscibili in The Times in tutti questi diversi formati mostra quanto stiamo navigando nella transizione digitale. E mostra quanto crediamo che siano grandi le opportunità sia per l’ azienda nei prossimi anni». Alla base di tutto questo, comunque, c’ è il grande lavoro sulle storie: «Molti di voi mi hanno sentito dire che il mondo non ha bisogno di più ”contenuti”. Ci sono abbastanza commenti superficiali, podcast di chiacchiere e video di YouTube per mantenerci fino all’ apocalisse. Ciò di cui il mondo ha bisogno maggiormente è il grande giornalismo. E ci sono molti modi in cui il giornalismo può essere grande: report originali sul campo possono portare alla luce nuove importanti informazioni. Un commento intelligente di un esperto può aggiungere sfumature e comprensione. La narrazione elegante e ambiziosa può deliziare e divertire». Di qui un elenco delle cose maggiori che il Nyt ha pubblicato durante l’ anno, dai problemi legati al cambiamento climatico alle nuove rivelazioni sul Mee Too, poi Trump, Cambridge Analytica e il resto. Compresa il nuovo filone, la categoria «Stuff I Can not Believe Appeared In The New York Times», cose che non posso credere siano apparse sul New York Times, per aggiungere relax e divertimento. © Riproduzione riservata.

Prima Comunicazione ricapitalizza e prevede un 2019 in pareggio

Italia Oggi

CLAUDIO PLAZZOTTA

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Il prossimo 23 gennaio la Editoriale Genesis srl, editore del mensile Prima Comunicazione e del sito web www.primaonline.it, ha convocato una assemblea dei soci per ricostituire il capitale sociale, dopo la perdita di bilancio da 224.730 euro accusata nell’ esercizio 2017, che era seguita a un rosso 2016 più contenuto, pari a 28 mila euro. L’ assemblea dei soci di Editoriale Genesis si era già riunita il 29 giugno 2018 per discutere del bilancio 2017, da cui era emerso che il patrimonio netto era ormai negativo per 192.826 euro, «ma abbiamo aspettato fino adesso per convocare la nuova assemblea», spiega l’ amministratore unico Alessandra Ravetta, «per vedere come si sarebbe concluso l’ esercizio 2018». I due speciali di Prima Comunicazione dedicati allo sport e ai 45 anni del mensile hanno assicurato una buona raccolta pubblicitaria, e «il 2018 si è chiuso ancora con una perdita, ma più contenuta rispetto al 2017. E grazie alle attività messe in pista e alla razionalizzazione dei costi, prevedo un 2019 in pareggio». Il valore della produzione di Genesis, nel 2017, è stato pari a 1,1 milioni di euro, rispetto agli 1,3 mln del 2016, con costi della produzione sostanzialmente invariati, pari a 1,3 milioni di euro. Nel frattempo, al 30 settembre 2018, i dipendenti di Editoriale Genesis sono scesi a dieci (erano 12 nel 2017), con una redazione formata da due giornalisti a tempo pieno e molti collaboratori. Il grosso della ricapitalizzazione, ovvero la ricostituzione del capitale sociale e di un patrimonio netto positivo (con un esborso complessivo superiore ai 200 mila euro), sarà sulle spalle dei due soci principali, Umberto Brunetti, che controlla il 49,857% della casa editrice, e la moglie Ravetta (38,61%). Da capire cosa intenderà fare l’ Unione Sarda, che ha in pancia il 7% di Genesis, mentre parteciperanno di sicuro alla ricapitalizzazione Silvana Mattei (2%), Emilio Fossati (1%), Lorenzo Pellicioli (0,5%) e Urbano Cairo (0,3%). © Riproduzione riservata.

Diritto d’ autore, Google lancia campagna stampa per chiedere modifiche alla direttiva Ue

Prima Comunicazione



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pagine di alcuni quotidiani: da ieri tra gli altri sul ‘Corriere della sera’ campeggia sotto il titolo “Oggi piu’ che mai è importante conoscere tutti i punti di vista su una notizia” un testo in cui Google premette che “l’ articolo 11 della nuova direttiva sul copyright dell’ Unione europea mira a proteggere il lavoro della stampa. E questo è un obiettivo che condividiamo pienamente”. In sostanza l’ articolo 11 della Direttiva Ue introduce la possibilità per gli editori di ricevere compensi “consoni ed equi” per l’ utilizzo (anche se parziale) dei loro contenuti da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’ informazione”. Un principio che riguarda solo le grandi piattaforme, come chiarito dallo stesso documento europeo mentre esclude gli utilizzi privati dei link e il loro impiego non commerciale. Tuttavia il gigante di Mountain View si dice preoccupato per “alcuni elementi di questa legislazione che potrebbero ridurre lo spettro e il numero di notizie che si trovano quando si cerca online”, aggiungendo che la propria opinione in merito è che “serve una soluzione che consenta agli editori, piccoli e grandi, di scegliere liberamente e apertamente come i lettori possono accedere ai loro contenuti”. A metà dicembre, alla vigilia di una riunione degli ambasciatori dei 28 e del nuovo round negoziale tra le istituzioni Ue che deve definire il testo legislativo finale della nuova direttiva, gli editori europei di Enpa, Emma, Epc e News media Europa, hanno lanciato un appello spiegando che in mancanza di un sistema “che funzioni” di diritti per gli editori, “vedremo il mondo solo attraverso gli occhiali di Google: per questo chiediamo agli stati membri di trovare un accordo” su questo che sia “in linea con quanto votato dal Parlamento europeo tre mesi fa” sul copyright. In campo erano scesi anche i giornalisti spiegando che con il voto del ,12 settembre “il Parlamento europeo votava in massa un progetto di direttiva che permette alla stampa e alle agenzie di sperare finalmente che venga loro pagata una retribuzione dai giganti di internet”. (AdnKronos)