Rassegna Stampa del 09/02/2019

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Indice Articoli

«La tv pubblica rifletta sul caso dei compensi»

Corriere della Sera



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L’ ad della Rai Fabrizio Salini ha definito questo Festival «straordinario». Tanto da aprire alla possibilità di un Baglioni ter: «Se troveremo in Baglioni la volontà, un interlocutore voglioso di intraprendere un cammino insieme, io assolutamente non lo escludo. Baglioni è un assoluto talento». Infine Salini ha anche fatto un accenno sui compensi, non solo quelli di Sanremo: «Serve una riflessione sui compensi, perché la Rai più aperta e plurale deve prendere in considerazione una politica di razionalizzazione, le cose sono collegate».

Il sito pirata chiede scusa e non rimborsa

Corriere della Sera

Monica Colombo

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MILANO «Penso alla pirateria e mi viene in mente la pretesa di entrare in un ristorante, godere della sua cucina e poi non pagare il conto». La metafora è del presidente della Lega di A, Gaetano Miccichè, che ieri sul Corriere della Sera ha alzato il velo sul fenomeno deleterio per le casse del calcio. Il proliferare di siti web che illegalmente trasmettono le partite del campionato non solo incidono sul numero degli abbonamenti di Sky e Dazn ma a cascata sui proventi della Confindustria del pallone che con i broadcaster hanno sottoscritto contratti con una quota variabile di ricavi legati agli abbonati. La scorsa settimana il Tribunale di Milano ha inferto un colpo durissimo alla trasmissione illegale del calcio on line, disponendo che fosse compito dei fornitori di Internet inibire ai propri utenti l’ accesso al sito pirata No FreezeIPTV. Pirati sì, ma educati. Nelle scorse ore il Team di No FreezeIPTV ha inviato una mail a quanti si erano iscritti al loro servizio per comunicare «con grande dispiacere» di aver «fatto il possibile per rimanere attivi». Purtroppo, sottolinea, «ogni volta che aggiorniamo i link dei vostri abbonamenti i nostri ip dei server vengono sistematicamente bannati, questo è dovuto al fatto che tra tutti i clienti che abbiamo ce n’ è uno che ha una qualche missione particolare da parte di queste multinazionali che prontamente, appena modifichiamo il tutto, è pronto a bloccarci». Un vero peccato verrebbe da dire. Del resto «quando si lavora bene e professionalmente, purtroppo si è sotto i riflettori e soprattutto dai più grandi veniamo temuti». Standing ovation. «Detto questo è con grande dispiacere comunicarvi che non possiamo fare altro ed abbiamo fatto il possibile per offrirvi un servizio ottimo e continuativo, ma come detto, per colpa di qualche talpa tra i clienti questo non è possibile. Da oggi per chi ha un abbonamento IPTV e vuole usufruirne dall’ Italia lo potrà fare solo con l’ utilizzo di una VPN. Grazie per tutto e ci dispiace ancora per quanto accaduto». Ovviamente quanto incassato per un servizio – non legale – e ora non più disponibile non verrà rimborsato. Educati va bene, ma fino a un certo punto.

Questa Rai che arraffa canone e pubblicità

Il Fatto Quotidiano

Giovanni Valentini

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“Il finanziamento pubblicitario di un’ emittente televisiva di servizio pubblico () ne inquina inevitabilmente l’ autonomia e influenza comunque la ‘purezza’ della missione” (da “Con lo Stato e con il mercato?” di Angelo Zaccone Teodosi e Francesca Medolago Albani Mondadori, 2000 – pag. 446) Come si fa a dare torto a Luigi Di Maio quando annuncia che “alla Rai è finita l’ epoca in cui uno possa guadagnare 3 milioni l’ anno” e perciò “occorre una sforbiciata”? Ha ragione il vicepremier pentastellato a invocare l’ austerità nella gestione del servizio pubblico, anche se una “sforbiciata” – come dice lui – non sarà sufficiente per risolvere la pratica. Certi mega-compensi, soprattutto di ex giornalisti che si sono dimessi dall’ Ordine professionale per convertirsi in “artisti” e aggirare così il “tetto” fissato dalla legge per gli stipendi dei dipendenti pubblici (240mila euro l’ anno), gridano allo scandalo: tanto più se vengono elargiti a pseudopaladini della sinistra e dell’ impegno sociale. Ma gli annunci e i proclami non bastano. Anche qui, come nel caso del flop del programma su Beppe Grillo su Rai Due, bisogna risalire all’ origine del problema. E cioè a quella commistione fra pubblico e privato che, insieme alla dipendenza dalla politica, è l’ altro male oscuro della televisione di Stato. Ristrutturazione della “governance” e abolizione della pubblicità, modello Bbc, sono – appunto – i due cardini intorno a cui dovrebbe essere imperniata quella riforma organica che neppure il “governo del cambiamento” è riuscito finora a realizzare. Questo è ciò che succede quando Mamma Rai, serva – come Arlecchino – di due padroni, con una mano incassa il canone d’ abbonamento e con l’ altra fa incetta di spot, di telepromozioni e perfino di product placement, inseguendo gli ascolti per rastrellare pubblicità più o meno occulta e tradendo spesso la sua mission istituzionale. Se ne parla ormai da anni; il canone è stato inserito nella bolletta elettrica per contrastare l’ evasione; ma ora lo Stato “preleva” il 5% fisso del gettito (circa 90 milioni) e il 50% dall’ extra-gettito (ovvero il recupero dell’ evasione: oltre 100milioni) per destinarlo alla fiscalità generale. Nel “contratto di servizio” con lo Stato non c’ è scritto però da nessuna parte che la tv pubblica debba gestire tre reti generaliste, retaggio della vecchia lottizzazione da Prima Repubblica, più un’ altra dozzina di canali tematici. Naturalmente, occorre regolare al contempo la raccolta pubblicitaria in funzione antitrust, favorendo la redistribuzione delle risorse fra tutti gli altri mezzi: giornali, radio e tv locali, Internet. Quando lanciai questa proposta diversi anni fa, alla Festa della Margherita organizzata da Paolo Gentiloni a Monopoli (Bari), l’ allora direttore del Tg5 berlusconiano Enrico Mentana, sul palco del dibattito, si fregò le mani ostentatamente in un soprassalto goliardico di aziendalismo. Ma la questione era e rimane una questione di sistema, nel senso che non si può togliere la pubblicità alla Rai per rafforzare ulteriormente le concentrazioni private. Al pari della “governance”, da affidare a un organismo indipendente per affrancare l’ azienda pubblica dalla sua subalternità alla politica, anche la certezza e la trasparenza delle risorse sono condizioni essenziali per garantirne l’ indipendenza e l’ autonomia. Ecco perché non basta “sforbiciare” gli stipendi di qualche giornalista o sedicente artista del piccolo schermo. E così l’ abolizione della pubblicità sulle reti Rai servirà magari a calmierare il mercato dei conduttori e dei divi televisivi, anche a beneficio delle reti private.

Ascolti tv, al Nord più varietà

Italia Oggi

CLAUDIO PLAZZOTTA

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Le medie annuali 2018 degli ascolti televisivi italiani, appena rilasciate da Auditel, mostrano bene come il fenomeno della segmentazione delle audience sia molto più diffuso nel Nord Italia, dove le ammiraglie Rai Uno e, soprattutto, Canale 5 faticano ad aggregare le masse, mentre sia ben radicato nel Sud. Tanto per fare un esempio, in Sicilia Rai Uno, con il 22,66% di share medio in prima serata, e Canale 5 (20,22%), raccolgono quasi il 43% del pubblico televisivo ogni sera. In Lombardia la fetta si riduce al 29%, poiché i telespettatori preferiscono altri nuovi canali del digitale terrestre o l’ offerta di Sky. Rai Uno è leader indiscussa degli ascolti in prime time in tutte le principali regioni, fatta eccezione per la Campania, unico territorio in cui Canale 5 prevale di un soffio (20,67% vs 20,08%). E le medie annuali del 2018 ribadiscono pure quel fenomeno, già segnalato su ItaliaOggi, di forte meridionalizzazione del pubblico di Canale 5: l’ ammiraglia Mediaset, infatti, tocca i picchi di ascolto in Campania, Sicilia e Puglia, mentre in Emilia o Toscana ha share quasi della metà rispetto a Rai Uno. E in Piemonte, Lazio, Veneto, Lombardia, Toscana ed Emilia gli ascolti di Canale 5, nel 2018, non hanno superato il 14,2% di share medio. Il gusto del pubblico, insomma, cambia molto lungo la Penisola: La7, per esempio, è apprezzatissima nel centro Italia, e in particolare in Emilia, Toscana e Lazio, dove viaggia tra il 5,5 e il 6% di share medio in prime time. Non sfonda, invece, nel Sud. E in Campania crolla al 2,6% medio (ma qui ci saranno pure questioni relative alla qualità del segnale). Rai Tre è molto forte nel Lazio (6,7% di share), mentre Italia Uno, chissà perché, piace poco in Toscana (appena il 4,6% di share in prima serata). I canali con i minori scostamenti di audience a livello territoriale sono infine Rai Due, tra il 5,6 e il 6,7% di share, e pure Rete 4, attorno al 4% in prime time un po’ ovunque. © Riproduzione riservata.

Chessidice in viale dell’ Editoria

Italia Oggi



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L’ appello degli editori europei agli stati membri: procedere sul copyright. Gli editori europei della stampa, rappresentati da Emma (magazine), Enpa (quotidiani), Epc (Consiglio europeo degli editori) e Nme (News Media Europe), hanno invitato con una lettera gli stati membri dell’ Ue a portare avanti la riforma del copyright e ad adottare il mandato affinché i negoziati definitivi si svolgano la settimana prossima (il trilogo fra Consilio, Commissione e Parlamento Ue). «L’ adozione di un nuovo mandato da parte del Coreper è la condizione necessaria per i negoziati finali», scrivono gli editori. «In definitiva, l’ approccio del Parlamento europeo sull’ articolo 11 (il diritto dell’ editore) propone una soluzione equilibrata e attuabile per proteggere gli editori della carta stampata contro il free-riding sui contenuti della stampa da parte dei servizi online nell’ ambiente digitale (trarre beneficio senza pagamento, ndr). Chiediamo pertanto agli Stati membri di sostenere il mandato di venerdì e di dare alla presidenza rumena flessibilità per l’ approccio del Parlamento». Cinema e teatro, ogni euro in biglietti di ingresso genera 2 euro di spese extra. Non solo spesa al botteghino, ma shopping, trasporti e pasti fuori triplicano la spesa culturale di base: ogni euro in biglietti di ingresso genera 2 euro di spese extra. Nei consumi extra degli spettatori, a fronte di 5,3 miliardi di spese, si genera un valore aggiunto annuale da 4,7 miliardi di euro, una produzione aggiuntiva da 10,8 miliardi, oltre a 99 mila unità di lavoro. Allo stesso modo, nei consumi extra degli spettatori dei festival, a fronte di 181 milioni di spese, si genera un valore aggiunto annuale da 160 milioni di euro, una produzione aggiuntiva da 369 milioni, oltre a 3.400 unità di lavoro. In particolare è pari a 4,7 miliardi di euro il valore aggiunto generato da 4 best practice italiane del cinema e del teatro, e a 160 milioni di euro l’ indotto in arrivo da 5 grandi festival nazionali. A dirlo è la ricerca «Misurazione dell’ impatto socioeconomico che le sale cinematografiche e gli eventi culturali producono nell’ economia dei territori» presentata ieri dall’ Agis con Impresa Cultura Italia – Confcommercio, Università Iulm di Milano e Camera di commercio di Milano. L’ indagine è stata condotta con la collaborazione dell’ Istituto Makno. Bezos contro l’ editore dell’ Enquirer: mi ha ricattato. Il numero uno di Amazon Jeff Bezos ha accusato l’ editore del National Enquirer di ricatto dopo che questi ha minacciato di pubblicare fotografie intime del miliardario con una donna se Bezos non avesse bloccato l’ investigazione privata su come il giornale aveva ottenuto le foto. Il tabloid, che ha avuto accesso ai messaggi privati di Bezos, ha riferito lo scorso mese che l’ imprenditore ha un affare extraconiugale con un’ ex conduttrice televisiva, Lauren Sanchez, e questo ha portato al divorzio del miliardario. In un post sulla piattaforma Medium, Bezos ha detto che l’ editore dell’ Enquirer, American Media, guidato da David Pecker, l’ avrebbe avvicinato minacciando di pubblicare le foto se non avesse interrotto un’ inchiesta su come quei messaggi sono finiti in possesso del giornale. Fnsi: il governo vari un decreto contro le querele bavaglio. «Invece di tagliare i fondi per l’ editoria e a Radio Radicale il governo abbia il coraggio di tagliare con un decreto le querele bavaglio che sono una lupara e strumento di intimidazione contro l’ informazione libera». È l’ appello del presidente della Federazione nazionale della stampa, Beppe Giulietti e del segretario generale, Raffaele Lorusso. Il segretario della Fnsi ha poi rinnovato l’ invito al presidente del consiglio Giuseppe Conte, al vice premier e ministro del lavoro Luigi Di Maio e al sottosegretario con delega all’ editoria Vito Crimi a partecipare al prossimo congresso della Federazione in quanto sede per un confronto con il governo. De Santis (Rai Uno): Sanremo traina in alto tutti gli ascolti della rete. «Il risultato di ieri (giovedì, ndr) per noi è in linea con la seconda serata e registra un aumento del numero di spettatori, +260 mila, rispetto alla serata precedente. Rispetto alla media degli ultimi 14 anni è più alto di tre punti». Così il direttore di Rai Uno Teresa De Santis commentando i dati di ascolto della terza serata di Sanremo. «Abbiamo una media generale del 47,43% dopo le tre puntate. Sui target abbiamo la conferma di un record sui giovani, il che dimostra che il dirottamento artistico di Baglioni è perfettamente riuscito». Instagram proibisce le foto di ferite e mutilazioni autoinflitte. Instagram, social media molto amato dai giovani, ha annunciato la decisione di proibire la pubblicazione di fotografie che mostrano ferite autoinflitte, per contribuire alla lotta contro l’ autolesionismo. «Abbiamo rilevato che, in relazione alle questioni di automutilazione e di suicidio, non siamo al punto in cui dovremmo essere nell’ agire per garantire la sicurezza degli utenti», si legge sul sito della società del gruppo Facebook. Il sito, che già vietava le immagini che incoraggiano il suicidio o l’ automutilazione, proibirà anche le «immagini violentemente esplicite di automutilazione, come i tagli» autoinflitti. Quanto alle foto meno impressionanti, come quelle di cicatrici, non appariranno nei risultati delle ricerche e non saranno consigliate dagli algoritmi di Instagram, che ha detto che lavora con esperti di salute mentale.

Una password per tutti i giornali

Italia Oggi

MARCO A. CAPISANI

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Una password unica per accedere a un solo profilo online che, però, permetterà di leggere (quasi) tutti i quotidiani e i magazine web del paese, nazionali o regionali che siano. Il tutto senza dover passare da un portale comune o da un’ edicola digitale. E soprattutto senza espedienti mnemonici o appunti segreti per ricordare le differenti password. È questo il senso del progetto che vogliono lanciare in Francia i giornali Figaro, Equipe, 20 Minutes, Les Echos-Le Parisien, Point, Radio France, il gruppo radio e tv Rtl, i periodici Lagardère (come Paris Match ed Elle), le testate di Altice (Express) e ancora le pubblicazioni recentemente acquisite da Czech Media Invest (tra cui il settimanale Marianne, vedere ItaliaOggi del 21/4/2018). Al momento non sono stati annunciati né la politica di prezzi né cosa si potrà leggere attraverso il nuovo account unico (tutto il giornale o anche solo un articolo oppure ogni contenuto online ma non la copia replica del giornale cartaceo). In calendario c’ è solo la prima fase di test, prevista per la prossima estate. Il debutto, se tutto andrà bene, è atteso a settembre. Costo dell’ operazione: sui 167 mila euro l’ anno, per tre anni, a carico di ognuno dei dieci editori. Ma, per alleggerire le spese, si sta già pensando di fare domanda per accedere ai fondi Google a sostegno dell’ innovazione nell’ editoria o, direttamente, a stanziamenti pubblici. In che cosa è differente la sperimentazione transalpina da altre precedenti? In questo caso l’ utente accede direttamente ai singoli siti d’ informazione, quindi gli editori non devono mettersi d’ accordo su ripartizione dei ricavi o divisione delle spese di gestione della piattaforma. Condivideranno solo l’ indirizzo e-mail del lettore. A ognuno delle editrici, poi, la libertà di decidere eventuali promozioni, la gestione dei big data e, per esempio, campagne mirate di marketing. Senza dimenticare infine il monitoraggio diretto del traffico vero e proprio generato dagli utenti (visto che il lettore entrerà senza intermediazioni, immediatamente su www.lefigaro.fr o su www.lepoint.fr). Un caso analogo è stato avviato in Slovenia per garantire una registrazione online e un portafoglio digitali unici, che valessero per leggere tutte le pubblicazioni del paese. Differente, invece, l’ unico modello italiano adottato: quello di Edicola Italiana (www.edicolaitaliana.it). Peraltro, la piattaforma online in comune tra Rcs-Corsera, Sole 24 Ore, Gruppo Gedi-Repubblica, Caltagirone Editore-Messaggero e Mondadori è ferma al momento, non lasciando concludere l’ iter di acquisto delle singole copie repliche. Tornando quindi in Francia, gli editori riuniti attirano ogni mese l’ 80% degli utenti internet dell’ Esagono ma dichiarano un tasso di registrazione che non arriva al 15% del loro intero lettorato digitale. Ecco perché hanno pensato alla semplicità di una sola password per incentivare le profilazioni. Inoltre, c’ è la possibilità di ricevere gli aggiornamenti di attualità via messaggino sul cellulare oppure il sistema permette di iniziare la lettura, per esempio sul pc, interromperla e terminarla in un secondo momento, per esempio sul proprio tablet. Per il resto, gli internauti sono, nella stragrande maggioranza dei casi, già iscritti a Facebook o ad altri social (come Twitter); spesso si registrano su nuovi siti accedendovi con nome utente e password già usati proprio su Facebook & co. Risultato finale: sono abituati alla password unica (e al suo valore a tutela della propria privacy). © Riproduzione riservata.

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