Rassegna Stampa del 05/02/2019

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Chessidice in viale dell’ Editoria

Italia Oggi



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Leone Film Group, nel 2018 ricavi a +12,5%. Leone Film Group nel 2018 ha realizzato ricavi preliminari consolidati pari a 119 milioni di euro (105,8 milioni nel 2017; +12,5%). L’ ebitda si attesta a 30 milioni (29,4 milioni nel 2017; +2%), mentre l’ indebitamento finanziario netto è pari a 49,5 milioni (39,9 milioni al 30 giugno 2018). «Anche nel 2018 il nostro gruppo prosegue il suo percorso di crescita in un mercato, quello della produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi, che continua a essere in grande fermento», hanno commentato Andrea e Raffaella Leone, a.d. di Leone Film Group. «Relativamente alla distribuzione grandi soddisfazioni sono giunte, oltre che dal film Wonder che essendo uscito il 21 dicembre 2017 ha avuto importanti ricavi nel 2018, dai film The Post e Adrift. La nuova stagione promette altrettanto bene essendo già usciti nelle sale i film Mia e il Leone Bianco, Vice e Green Book». L’ attività di produzione ha, tra gli altri, portato nelle sale i film A casa tutti bene e Notti Magiche. Alla Luiss lezioni di editoria con l’ Associazione italiana editori. Gli studenti della Luiss Business School vanno a lezione di editoria grazie all’ Associazione italiana editori. È la novità per gli iscritti di alcuni master durante il mese di febbraio. Partenza ieri con una lezione plenaria per gli studenti di tre diversi master in cui sono stati approfonditi temi e prospettive del sistema editoriale e della filiera. Seguirà l’ 11 febbraio un incontro inserito nel master in Media entertainment – major in Writing School for Cinema & Television sui rapporti editoria e altri media. Il 14 febbraio appuntamento con il settore dell’ editoria enogastronomica per il Master in Food and Wine Business. Il ciclo di incontri si concluderà il 25 febbraio con una lezione per il Master of Art, in cui sarà approfondito l’ ambito dell’ editoria d’ arte. Dazn, Marc Márquez brand ambassador in Spagna. Sarà Marc Márquez il nuovo volto di Dazn in Spagna. La piattaforma di streaming, prossima al debutto, ha scelto infatti il pilota catalano e cinque volte campione del mondo di MotoGP come brand ambassador fino al 2021. Dentsu Aegis Network, Angela Stillo nominata digital strategy director. Nuova nomina in Dentsu Aegis Network Italia: Angela Stillo assume il ruolo di digital strategy director del gruppo. Riportando direttamente a Umberto Bottesini, chief digital and data officer di Dentsu Aegis Network, la nomina di Angela Stillo si inserisce all’ interno del processo di rinnovamento e potenziamento dell’ area digitale del gruppo. Dopo una laurea in Economia aziendale all’ Università Bocconi, Stillo si specializza in digital marketing e communication, vantando a oggi esperienze maturate in oltre dieci anni di lavoro in importanti società, avviate nel 2006 all’ interno del Gruppo Fullsix e proseguite con la partecipazione al team che ha fondato e guidato Simple Agency dal 2008. Les Echos-Le Parisien compra Boursier.com. Il gruppo francese di proprietà di Lvmh Moët Hennessy Louis Vuitton ha acquistato da Lagardère il sito internet e il business di informazione finanziaria. Le trattative esclusive erano partite a novembre. Infinity, anteprima di A Star is Born. Su Infinity disponibile dall’ 8 al 14 febbraio il film con protagonisti Lady Gaga e Bradley Cooper, in contemporanea con l’ uscita del titolo a noleggio e in qualità 4k. Un film con all’ attivo otto nomination agli Oscar. Timvision, successo per il film Bangla. Grande successo per il film Bangla del giovane regista esordiente Phaim Bhuiyan, prodotto da Fandango e Timvision all’ International Film Festival di Rotterdam. Nell’ ambito della proiezione avvenuta in anteprima mondiale nei giorni scorsi all’ Iffr, il film ha registrato da subito il tutto esaurito. Opera prima di Bhuiyan, ventiduenne italiano di seconda generazione, autore, regista e interprete, Bangla è una divertente commedia romantica che gioca con ironia sui pregiudizi. Radio Italia a Sanremo. Da ieri fino a sabato prossimo l’ emittente trasmette in contemporanea radio e video da «Fuori Sanremo by Lancôme», location allestita presso il Grand Hotel De Londres. La settimana di dirette è stata inaugurata da «Sanremo Start», un party esclusivo con tutti i protagonisti del Festival e tanti ospiti vip presso il Victory Morgana Bay di Sanremo. Social, 35 milioni di italiani li usano. Gli italiani sono sempre più social, con oltre 6 ore al giorno trascorse online, più del doppio del tempo speso guardando la televisione. È quanto emerge dal report «Digital 2019», realizzato da We are social (socially-led creative agency) e la piattaforma Hootsuite. «I dati di quest’ anno confermano un trend di crescita su tutti gli indicatori», ha commentato Gabriele Cucinella, uno dei tre ceo di We are social. «Parlando in particolare del nostro paese siamo a circa 55 milioni di utenti che accedono continuativamente a internet, praticamente 9 persone su 10; trend confermato anche a livello globale dove abbiamo raggiunto quasi i 4,4 miliardi di utenti internet. Concentrandoci sui canali social siamo circa 35 milioni di utenti che accedono ad almeno una piattaforma social sul mercato italiano».

Radio Capital ecco le novità per il 2019

Italia Oggi

GIOVANNI GALLI

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Radio Capital racconta le novità 2019 a partire da domani con una campagna pubblicitaria pianificata in affissioni, sui principali quotidiani e siti, su Facebook, Instagram e Twitter. Titolo: «Le notizie di oggi, la musica di sempre. Radio Capital, La differenza si sente», con il direttore Massimo Giannini e Paolo Mixo, musicista e conduttore storico di Capital. L’ emittente ribadisce i suoi due punti di forza: l’ informazione con l’ approfondimento offerto da giornalisti come Vittorio Zucconi, Concita De Gregorio, Lucia Annunziata e lo stesso Giannini, e poi la musica di qualità. In occasione della campagna pubblicitaria viene comunicato anche la nuova immagine della radio del gruppo Gedi, con i termini «news» e «music» che entrano direttamente nel logo. La creatività del nuovo logo di Radio Capital è firmata dallo Studio Marani. Il claim della campagna e il payoff sono stati realizzati dall’ agenzia LS&Blu. Mentre foto, grafica e design sono di Carlo Mogiani.

Suraci cerca la riscossa per la casa discografica Baraonda

Italia Oggi

CLAUDIO PLAZZOTTA

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Lorenzo Suraci e la sua casa discografica Baraonda edizioni musicali sono stati protagonisti di forti polemiche nei confronti della direzione artistica del Festival di Sanremo. Motivo? Beh, sul palco dell’ Ariston saliranno tanti artisti della scuderia di management F&P, della quale fa parte anche il direttore artistico di Sanremo, Claudio Baglioni. Mentre i Dear Jack e Bianca Atzei, rappresentati da Baraonda, sono stati esclusi già in fase di selezione. Ora Suraci, che di mestiere fa comunque l’ imprenditore radiofonico di successo, con Rtl 102,5 prima emittente in Italia per ascolti, deve decidere il da farsi quanto alla sua attività di discografico. Mestiere parallelo che ha sempre svolto con grande passione, convinto che le sinergie con i network radiofonici potessero poi contribuire allo sviluppo delle carriere di cantanti e gruppi. Baraonda, come detto, adesso ha in scuderia solo i Dear Jack (gruppo che avrebbe avuto bisogno di una kermesse come Sanremo per tornare ai fasti post Amici, talent vinto ormai nel lontano 2013) e Bianca Atzei, cantante che non ha mai avuto vendite strepitose. C’ erano sotto contratto pure i The Kolors, altro gruppo che ha vinto il talent Amici nel 2015, ma che poi nel maggio 2018 ha preferito lasciare Baraonda e firmare con la casa discografica Universal. Nel 2017 Baraonda ha chiuso l’ esercizio con un valore della produzione di 1,2 milioni di euro, in calo rispetto agli 1,8 milioni del 2016, e con un utile di appena 87 mila euro (erano 556 mila nel 2016). Altra casa discografica gestita da Suraci è la Ultrasuoni, posseduta al 33% da Baraonda, al 33% da Mario Volanti (editore di Radio Italia) e al 33% dalla Dimensione galassia di Eduardo Montefusco, editore di Radio Dimensione Suono. Nata nel 2010, la Ultrasuoni sembrava un veicolo perfetto per lanciare nuovi talenti, grazie alla potenza di fuoco di tre network radiofonici come Rtl 102,5, Rds e Radio Italia, che, in quanto coinvolti direttamente nell’ azionariato della casa discografica, avrebbero promosso a dovere le band o i cantanti sotto contratto. E in effetti questo accade, e la band dei Modà di Francesco Silvestre, detto Kekko, ha un successo pazzesco che li porta addirittura a esibirsi più volte allo stadio di San Siro. Poi iniziano i problemi, tanto che i Modà non producono più album dal 2015. E a fine 2018 il gruppo decide di staccarsi definitivamente da Ultrasuoni. Etichetta che a questo punto non ha più nessun artista sotto contratto. I conti della società, con un patrimonio netto vicino ai 4,5 milioni di euro, sono comunque buoni, ma il valore della produzione, che era pari a quasi tre milioni di euro nel 2016, si è dimezzato a 1,5 milioni nel 2017, con un trend in discesa. Gli utili restano interessanti, a quota 900 mila euro, dopo gli 1,2 mln del 2016. Ma nei prossimi mesi i tre azionisti si dovranno incontrare per decidere i destini di Ultrasuoni: o si trova un artista da mettere sotto contratto e che sia approvato da tutti e tre i soci (di recente si era individuato il profilo di un rapper, ma non c’ è stato l’ accordo unanime), o magari si deciderà di sciogliere la società il cui amministratore unico è sempre stato Suraci. Il quale, come detto, ha sempre amato affiancare alla professione principale, ovvero l’ editore radiofonico, quella di agente-manager di talenti musicali. Basti ricordare, ad esempio, lo straordinario successo degli Zero Assoluto (Matteo Maffucci e Thomas De Gasperi), iniziato a metà degli anni 2000 proprio grazie alla spinta di Suraci. Da conduttori radiofonici i due erano poi diventati un fenomeno musicale, con vendite altissime, che erano proseguite anche dopo il 2008, quando gli Zero Assoluto avevano rotto con Rtl 102,5, passando a R101. Nel decennio successivo, quello degli anni 2010, tuttavia, il boom Zero Assoluto si è un po’ affievolito. Ma De Gasperi e Maffucci non si sono persi d’ animo. Il primo, De Gasperi, ha costituito il team Mkers, uno dei più importanti in Italia per quanto riguarda gli eSports, tipo Fifa, Clash Royale o MotoGp; Maffucci, invece, è uno dei soci di One shot agency, nata nel maggio 2017 per rappresentare le star del web: in scuderia, tra gli altri, lo youtuber Gordon, la muser Elisa Maino (i muser sono gli utenti del social musicale Musical.ly), il tatuatore Luca Arancio e il cantante Alessio Bernabei, ex leader del gruppo musicale dei Dear Jack, lasciato poi nel settembre del 2015. E il cerchio si chiude.

Gannett dice no all’ offerta ostile

Italia Oggi

MARCO A. CAPISANI

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Il gruppo editoriale di Usa Today dice no all’ offerta ostile da parte di Mng Enterprises, che possiede già una serie di giornali ed è controllata dall’ hedge fund Alden Global Capital. «Mng non ha un piano realistico per portare avanti l’ acquisizione», ha fatto sapere ieri Gannett, motivando così il rifiuto dell’ offerta da 12 dollari per azioni, per un controvalore complessivo che sfiora gli 1,4 miliardi di dollari, pari a circa 1,2 miliardi di euro (vedere ItaliaOggi del 16/1/2019). Prima di rispedire al mittente la proposta, l’ editore del quotidiano nazionale Usa Today, ma anche di un network di testate locali, ha chiesto chiarimenti su come Alden abbia intenzione di sostenere finanziariamente l’ acquisizione e su come pensa di sviluppare il business. Ma le risposte non sono arrivate e Alden e il suo fondatore Randall Smith sono famosi negli Usa per aver comprato vari giornali per poi svuotarne le redazioni e migliorare così i margini. Da qui la prudenza di Gannett. In portafoglio Alden ha circa 200 pubblicazioni tra cui il Denver Post, vincitore di sette premi Pulitzer. E proprio dalla redazione del Denver Post non risparmiano critiche all’ editore sia per i tagli effettuati sia per le ingerenze nella linea editoriale. Comunque, secondo alcune ricostruzioni di stampa, il vero business per il fondo è comprare giornali per sostenere altri investimenti non proficui avviati dal fondo, attraverso prestiti sottoscritti da Digital first media, marchio ombrello che riunisce le sue attività editoriali. Insomma, al momento non sembra che ci sarà un matrimonio Gannett+Mng né, di conseguenza, che possa nascere il più grande gruppo editoriale degli Stati Uniti. Ma la partita sembra solo al fischio iniziale. Da tempo, infatti, Mng ha messo nel mirino il gruppo di Usa Today. Ne ha criticato la strategia di sviluppo che punta sul digitale, in quanto azionista con una quota al 7,5%. Vorrebbe nominare una lista di consiglieri, per orientare le decisioni. Ha, infine, assunto come consulenti la banca d’ investimenti Moelis & company per rafforzare la propria azione di contrasto al board. Ieri, ha risposto al rifiuto della sua offerta interamente cash spiegando di aver chiesto solo un patto di confidenzialità per proseguire le trattative. C’ è da dire, però, che di suo Gannett non sta vivendo un momento felice: i ricavi dall’ attività editoriale sono scesi nel terzo e ultimo trimestre comunicato del 4,4% sui 711,7 milioni di dollari (622,6 milioni di euro). L’ ebitda adjusted è calato a quota 70,1 milioni di dollari (giù del 5,1%). Di contro, il fatturato dalle attività media digitali è in crescita ma meno di quanto atteso, secondo lo stesso presidente e a.d. Robert J. Dickey. Nel corso del 2019, Dickey si aspetta un miglioramento dei conti grazie a un piano di esodi incentivati annunciato nei giorni scorsi. Sempre quest’ anno, però, l’ a.d. ha deciso di lasciare l’ incarico. La sfida sarà anche per chi prenderà il suo posto. © Riproduzione riservata.

I 50 anni di Sellerio l’ editore-papà di Andrea Camilleri

Libero



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FRANCESCA VALENTE Dai primi libri pubblicati nella collana La civiltà perfezionatà, Mimi siciliani di Francesco Lanza e Lettere sulla Sicilia dello scrittore e architetto francese Eugène Viollet Le Duc, al boom internazionale di Andrea Camilleri. È il percorso dalla casa editrice Sellerio che compie 50 anni. Fondata nel 1969, con un investimento di 12 milioni di lire, da Elvira e Enzo Sellerio con la collaborazione di Leonardo Sciascia e Antonino Buttitta, la casa editrice siciliana ha di fatto vinto la sua scommessa: è diventata un laboratorio culturale per la Sicilia e il Sud ma soprattutto per l’ Italia intera, proiettandosi in una dimensione internazionale. Dai suoi corridoi è passato un numero consistente di grandi scrittori, da Sciascia a Gesualdo Bufalino, passando per autori del calibro di Andrea Camilleri che ne è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica. Senza dimenticare altri romanzieri, studiosi e giallisti come Vincenzo Consolo, Luciano Canfora, Antonio Tabucchi, Gianrico Carofiglio, Santo Piazzese e Antonio Manzini, che ha dato vita al vicequestore Rocco Schiavone. A dominare editorialmente su tutti è stato Camilleri, protagonista di un fenomeno che ha fatto registrare numeri da record; e non solo per il suo personaggio più noto ed amato, il commissario Montalbano. Approdata anche in tv, la serie del poliziotto di Vigata quest’ anno compie 20 anni e la Rai festeggerà l’ anniversario con la messa in onda di altri due episodi l’ 11 e il 18 febbraio. Un fenomeno editoriale, quello di Montalbano, se si considera che le sue indagini hanno venduto 25 milioni di copie in 20 anni. Camilleri, però, non è il solo scrittore entrato nella scuderia della casa editrice siciliana. La svolta La prima vera svolta compiuta dalla Sellerio è rappresentata dalla pubblicazione di un pamphlet politico su una delle pagine più oscure della storia della Repubblica: il rapimento e l’ assassinio del presidente della Dc, Aldo Moro nel 1978. L’ affaire Moro di Leonardo Sciascia ha venduto centomila copie. «È un libro di denuncia, senza parrocchie – ricorda la casa editrice – coraggioso, scritto nella prosa magnifica di Sciascia. Non teme di essere un libro di grande responsabilità ideale; ma è fatto per essere letto e goduto». Insomma, con il saggio di Sciascia, «è nato lo stile di una casa editrice e il suo spazio a livello nazionale». Un altro fiore all’ occhiello della Sellerio è stato Gesualdo Bufalino: un intellettuale coltissimo ma schivo e appartato, scovato da Elvira Sellerio che lo ha guidato verso il successo. Il libro dello scrittore di Comiso, Diceria dell’ untore, è stato pubblicato nel 1981 ottenendo la sua consacrazione con il premio Campiello. Un successo per Bufalino, autore ricercato con uno stile barocco, ma anche per la casa editrice: la pubblicazione del libro segna, infatti, il suo ingresso tra le grandi aziende editoriali nazionali. ITALIANI E STRANIERI Gli anni Ottanta sono segnati da scrittori di vaglia come Antonio Tabucchi o il siciliano Vincenzo Consolo, finiti «nel dimenticatoio, che Sellerio scopre e rilancia», come spiega la casa editrice. In casa Sellerio gli anni ’90 coincidono con la grande stagione del poliziesco declinata secondo punti di vista diversi: con il suo libro d’ esordio del 1990, Carta Bianca, Carlo Lucarelli dà inizio al “giallo Sellerio” che sarà alimentato dalla scuola siciliana interpretata, oltre che da Camilleri, anche dallo scrittore palermitano Santo Piazzese. Negli anni Duemila la Sellerio diventa sempre più internazionale. A far parte del suo catalogo non ci sono più soltanto autori italiani ma anche un buon numero di romanzieri stranieri. Su tutti a brillare è la scrittrice canadese Margaret Doody con il suo Aristotele detective le cui storie diventano un «best seller: il primo libro, seguito da altri due in prima mondiale sono «venduti in più di centomila copie», ricorda la casa editrice che evidenzia anche il caso di Penelope Fitzgerald: «un’ anziana signora inglese che parla delle cose profonde e forti della vita con una grazia colorita di tinte tenui». riproduzione riservata.

Storytel compra Ztory

Prima Comunicazione



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Il “Netflix degli audiolibri” sbarca nel mondo del giornalismo. Storytel, la più grande piattaforma europea per lo streaming di audiobooks, ha annunciato di aver acquistato, lo scorso il 31 gennaio, il 100% delle azioni del servizio di abbonamento digitale a giornali e riviste Ztory. L’ attuale amministratore delegato di Ztory, Daniel Malmqvist, continuerà a essere impiegato dal gruppo Storytel e guiderà lo sviluppo del servizio dopo l’ acquisizione, mentre altri due dei fondatori dell’ azienda, Nima Samimi e Martin Samimi, assumeranno il ruolo di consulenti. Nato nel 2013 in Svezia – proprio come Storytel – Ztory è disponibile nel paese scandinavo e in Spagna, e permette di leggere un’ ampia selezione di quotidiani e magazine pagando una quota forfettaria mensile: un modello di business ‘all-you-can-read’ molto simile a quello dello streaming di musica (il cui servizio più noto è quello di Spotify, un’ altra azienda svedese), video o audiolibri, il core business di Storytel. L’ azienda guidata da Jonas Tallander, che l’ ha fondata nel 2010, ha fatto il suo ingresso nel mercato italiano a giugno dell’ anno scorso: oggi è diffusa in 15 paesi, con un catalogo di più di 50mila titoli in inglese e circa 2.500 in italiano. “Ho incontrato e collaborato con Nima e il team di Ztory negli ultimi anni, e sono rimasto profondamente impressionato dalla loro incredibile conoscenza e dal loro impegno appassionato per sviluppare l’ esperienza dell’ utente”, ha detto Tellander in una nota, aggiungendo che l’ acquisizione rientra in un piano “logico e naturale” di ampliamento del mercato della sua società. Attualmente non è noto se il servizio di Ztory verrà esteso all’ Italia o ad altri mercati in cui opera Storytel. In ogni caso, ha detto il country manager di Storytel Italia, Marco Ferrario, l’ azienda “si vuole affermare come l’ app globale di contenuti editoriali nei più diversi formati, non limitandosi ad audiolibri, podcast e ebook. Siamo felici di questa acquisizione, che è un segnale chiaro di una visione di sviluppo ad ampio spettro e di lungo periodo”. “Fin dalla sua fondazione, siamo stati estremamente ispirati dall’ imponente e innovativo viaggio che Jonas e Storytel hanno fatto”, ha spiegato invece uno dei fondatori di Ztory, Nima Samimi: “Questo accordo è entusiasmante e Ztory contribuirà a rafforzare ulteriormente la posizione di Storytel come principale leader di mercato nel mondo audiobook. È inoltre fondamentale fornire al giornalismo di qualità una nuova e stabile piattaforma, e allo stesso tempo rendere disponibile alle centinaia di migliaia di abbonati Storytel la ricca offerta Ztory di quotidiani e riviste”.

Niente film alla Camera: “Qui non è mica Cinecittà”

Il Fatto Quotidiano

Ilaria Proietti

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La Camera dei Deputati è un luogo apertissimo. Ma ci sono delle regole da rispettare. “I criteri che ci siamo dovuti dare nel tempo, valgono per tutti”, ripete il capo ufficio stampa di Montecitorio, Stefano Menichini. Che cerca di chiudere il caso scaturito dalla lettera di Nicola Giuliano, produttore di Benvenuto Presidente, pubblicata ieri sul Fatto. Un appello, quello del produttore, affinchè si riaprano le porte del Parlamento ai film che potrebbero avere proprio nei palazzi del potere una scenografia ideale. “Abbiamo risposto a tutte le richieste che ci sono state fatte secondo le procedure previste”, sottolinea Menichini riferendosi ad un carteggio con la produzione relativo solo alle riprese esterne. “La Camera non è Cinecittà”, chiosa il questore anziano di Montecitorio Gregorio Fontana che invece parla delle regole generali adottate per questo tipo di richieste. “L’ amministrazione di Montecitorio non è disponibile a farsi carico di costi che potrebbero essere ben sostenuti dalle produzioni di film o fiction, che siano di successo o meno” ripete spiegando perchè da ormai qualche anno, le autorizzazioni alle riprese non vengono più date, a meno che non siano produzioni di carattere documentario o giornalistico. “Comprendo che sia meno conveniente ricostruire gli ambienti di Montecitorio negli studi cinematografici , ma noi non possiamo sostenere i costi per un’ attività commerciale da parte di privati” dice Fontana. Che nella sua lunga permanenza a Montecitorio ne ha viste davvero tante. Persino le comparse della serie tv 1993, che nel 2016 riportarono per qualche ora indietro le lancette della storia. E che al ciak del regista recitarono tra i banchi dell’ aula una scena ormai passata agli annali di Montecitorio. “In quel caso abbiamo autorizzato perchè riproducevano una scena realmente avvenuta qui, ossia quella del cappio agitato nell’ emiciclo da un parlamentare” (il 16 marzo ’93, durante il dibattito sulla questione morale, il leghista Luca Leoni Orsenigo espose il pendaglio da forca verso i banchi del governo, ndr). Poi però la stessa produzione si vide negare l’ autorizzazione per scene di mera fantasia sempre per la stessa serie. Fin dalla XIV legislatura infatti l’ Ufficio di presidenza di Montecitorio ha stabilito un indirizzo generale: di regola non si danno autorizzazioni ai filmati, con le sole deroghe per le produzioni caratterizzate da rilievo storico e istituzionale dei personaggi e degli eventi narrati: è stato il caso della trasmissione di La7 Antartide per la ricostruzione della giornata del rapimento di Aldo Moro. O per il docufiction Rai Il Professore, sempre per gli ultimi giorni di Moro. Così come si è detto sì alla lettura dei discorsi di Lelio Basso per Rai Storia, o per il documentario di Sky Arte sul centenario dell’ aula di Montecitorio. Insomma il criterio pare chiaro anche se, viene riconosciuto, c’ è stato un prima e un dopo. Ossia un’ epoca di maggiore flessibilità. E quello adottato oggi, complice una certa indisponibilità di Montecitorio a pagare il personale per cose che poco hanno a che fare con l’ Istituzione. “Negli ultimi anni il nostro personale è diminuito del 30%: prima tanto per fare un esempio, questo ci consentiva di tenere aperti ben otto ingressi, oggi ridotti a soli 3” continua Fontana. Quindi nessuno si senta offeso. Meno che mai Claudio Bisio. Con cui non si vuole nè si cerca la polemica. Nel passato sono state autorizzate alla Camera anche alcune scene di Buongiorno presidente (il precedente citato nella lettera del produttore Giuliano), così come per la serie 1992. Mentre successivamente per i girati di scene di pura fiction si è detto no: a quelle di 1993, ma pure al film Io sono tempesta del 2016. Come pure a Come un gatto in tangenziale rispetto a scene che avrebbero dovuto essere filmate nei pressi dell’ ingresso principale di Palazzo. E ancora: niente da fare per le scene che dovevano essere filmate in sala lettura e nel parcheggio di Montecitorio per 1994, una serie sempre Wildside del 2018. E no pure alla fiction Suburra, sempre del 2018: anche in questo caso la produzione avrebbe desiderato girare nel corridoio del Transatlantico. Insomma nessuno si senta offeso.