Editoria

Quel che costa un giornale

Il direttore del Corriere della Sera, Lucio Fontana, nell’editoriale di oggi informa i lettori sulle ragioni che hanno determinato l’aumento del prezzo del quotidiano da 1,50 euro a 1,70 euro.

Una spiegazione che offre anche l’occasione per riflettere su una questione più ampia: quanto vale oggi l’informazione professionale?

Il prezzo del Corriere era rimasto invariato dal 2015. Con l’aumento di oggi il costo per acquistare una copia del quotidiano si incrementa del 13,33 per cento. Eppure, l’inflazione cumulata nel periodo 2015-2026 è stata, secondo l’indice Istat Foi, del 25,4%. In altri termini, il prezzo reale del quotidiano di Via Solferino si è ridotto in termini di potere d’acquisto.

Il Corriere costa oggi meno di molti quotidiani concorrenti. Infatti, senza abbinamenti, una copia de La Repubblica costa 1,90 euro, così come quella de La Stampa, mentre una copia de Il Fatto Quotidiano costa 2 euro. Più economici sono i giornali dell’area di centrodestra: Libero, Il Giornale e La Verità costano 1,50 euro. Sui decimali si combatte una vera e propria guerra commerciale, anche se il problema per i giornali non è il prezzo.

Restiamo nell’ambito della carta stampata. Una copia di Tex o di Dylan Dog nel 2015 costava 3,20 euro. Oggi costano entrambe 5,80 euro. Il prezzo si è incrementato di oltre l’ottanta per cento. Una copia della Settimana Enigmistica nel 2015 costava 1,50 euro, oggi costa 2,20 euro. Anche nell’ambito dell’intrattenimento gli aumenti sono stati ben più consistenti: il prezzo per assistere dal prato al concerto di Vasco Live Kom 015 era di 41,40 euro. Nel 2026 il prezzo è salito a 85 euro. Gli esempi potrebbero continuare.

Ma il punto non è questo.

Nel 2015 sono state vendute 2,8 milioni di copie di quotidiani. Meno della metà delle 5,9 milioni di copie vendute nel 2000. Ma nel 2025 le copie vendute, 1,26 milioni, sono meno della metà di quelle vendute nel 2015.

È questo il dato che dovrebbe fare riflettere.

Le ragioni della crisi profonda dell’editoria cartacea non possono essere cercate nel prezzo. Vanno piuttosto ricercate nell’evoluzione della domanda di informazione e delle abitudini di consumo.

«La preghiera del mattino dell’uomo moderno è la lettura del giornale. Ci permette di situarci quotidianamente nel nostro mondo storico», scriveva Hegel. Oggi il gesto quasi automatico di scorrere lo schermo di uno smartphone ha sostituito quella ritualità.

La delegittimazione dell’informazione professionale ha alimentato la presunzione di un’informazione di massa elargita da chiunque disponga di una tastiera e di un profilo social. L’informazione improvvisata è diventata troppo spesso l’autostrada dell’ignoranza, del giudizio senza conoscenza.

Il motto di Marco Pannella, «conoscere per deliberare», è stato trasformato nel nuovo must, come si dice oggi, in «deliberare per farsi conoscere».

La crisi poi si è avvitata. Decine di migliaia di edicole hanno chiuso; i giornali hanno operato tagli enormi per contrastare la perdita di ricavi, con la conseguente perdita della qualità del prodotto; la pubblicità è ormai nelle mani delle grandi piattaforme. Si è così prodotto il disastro perfetto per un settore che è sempre più nelle condizioni dei soldati giapponesi rimasti sulle isole del Pacifico dopo il 1945.

Anche perché il digitale fa numeri che, ancora una volta, arricchiscono chi l’informazione non la produce: Google, Meta e gli altri grandi operatori del web. Sono loro a intercettare la quota maggiore del valore economico generato dall’informazione, mentre chi sostiene i costi della sua produzione ne riceve una parte sempre più ridotta.

Il dibattito sul prezzo dei giornali dovrebbe lasciare spazio ad una riflessione sul costo dell’informazione.

Enzo Ghionni

Recent Posts

Niente intelligenza artificiale a Sanremo: ecco il regolamento

Niente intelligenza artificiale a Sanremo. Il regolamento della prossima edizione della kermesse canora più seguita,…

16 ore ago

Circolare n. 43 del 21/09/2026 – Contributi alle scuole per l’acquisto di abbonamenti a giornali e riviste

Anche per l’anno scolastico 2026/2027 è stato pubblicato il bando per la concessione dei contributi…

18 ore ago

L’AI ha bisogno dei giornali ma può distruggerne il mercato: i documenti interni che cambiano la battaglia tra editori e Big Tech

La discussione sul rapporto tra intelligenza artificiale ed editoria sta assumendo una forma molto più…

19 ore ago

Il nuovo feudalesimo digitale: sovrani, valvassori e servi degli algoritmi

Internet era nato con una promessa: rendere la conoscenza accessibile a tutti, ridurre le distanze…

19 ore ago

Google mette l’AI dentro Discover: per i giornali un altro clic rischia di sparire

Dopo AI Overviews e AI Mode, Google porta sempre più intelligenza artificiale anche dentro Discover,…

2 giorni ago

Pagine culturali dei quotidiani, il medico Giuli continua a studiare

Nell’aprile scorso avevamo raccontato del contributo da 10 milioni di euro destinato al rafforzamento delle…

2 giorni ago