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“QUALE DESTINO CI ATTENDE?”: QUOTIDIANO IN LINGUA SLOVENA DEL FRIULI VENEZIA GIULIA RISCHIA LA CHIUSURA

«Kakšna usoda nas caka? – Quale destino ci attende?» Un punto di domanda in formato cubitale campeggia sulla prima pagina dell’edizione di domenica del Primorski dnevnik, quotidiano in lingua slovena del Friuli Venezia Giulia, voce insostituibile di quasi tremila soci della cooperativa che lo edita e di alcune decine di migliaia di lettori, uno dei pochi quotidiani non italiani che si pubblicano nel nostro Paese.
E’ un’iniziativa senza precedenti per il giornale che da oltre sessant’anni esce a Trieste e Gorizia, dettata da una situazione di estrema emergenza. Ma è soprattutto un appello per la sopravvivenza. «Il tempo sta per scadere, comincia a mancarci l’ossigeno.» Lo ha scritto nell’editoriale di domenica il direttore Dušan Udovic ricordando che l’urgenza è dettata dai tagli dei contributi destinati all’editoria che garantiscono l’esistenza del giornale e dal blocco dei fondi della legge 416 per il 2010 a causa di accertamenti tecnici. Il taglio dei contributi è retroattivo ed è del 15 per cento per il 2010 di cui l’editore è venuto a conoscenza all’inizio del 2012. Un taglio ulteriore e di maggior entità è stato prospettato per il 2011.
«L’editore è costretto a ricorrere a provvedimenti urgenti che inevitabilmente portano alla riduzione delle pagine e colpiscono pesantemente la qualità del giornale. Ci preoccupa fortemente questa spirale da cui alcune testate già non hanno avuto ritorno. Non vogliamo nemmeno immaginare – lo afferma il direttore – che la nostra comunità possa perdere il suo unico quotidiano di riferimento. Sarebbe inaccettabile per uno Stato democratico e comporterebbe un abbassamento del livello di tutela di cui la minoranza di lingua slovena gode per legge. Finora il giornale ha sempre goduto di considerazione da parte dello Stato e degli Uffici competenti. Vogliamo dunque credere che per il Primorski dnevnik, pilastro portante della comunità slovena in Italia, si trovi una soluzione che gli garantisca il futuro. Ma il tempo sta per scadere, comincia a mancarci l’ossigeno.»

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