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PROTESTE E CRISI IN RAI

Tensione tra sindacati e la Rai: i lavoratori chiedono il rinnovo del contratto collettivo e temono per i tagli al perimetro aziendale. Si cerca un confronto con la dg Rai, Lorenza Lei, per un piano equo che risani la prima industria culturale italiana.
Nell’attesa non mancano proteste davanti la sede di Viale Mazzini, «a Lei gli aumenti, a noi i tagli», inneggia il sit-in convocato da Cgil, Cisl e Uil, Snater e coordinamento indipendente lavoratori Rai. Aspettiamo di «avviare una discussione sul risanamento e sul rilancio dell’Azienda» dichiara Walter D’Avack, Coordinatore Nazionale Fistel Cisl Rai, dopo l’incontro di ieri i tra sindacati delle comunicazioni e l’azienda. Per D’Avack le prossime mosse saranno decisive: il sindacato ha il dovere di farsi sentire e tutelare i lavoratori.
Il nuovo piano industriale fa paura, si teme che la Lei possa optare per esuberi, cessioni di attività e di asset strategici, ricalcando le intenzioni del suo predecessore Mauro Masi. «Temiamo nuovi tagli e riduzioni di personale, ad esempio l’esternalizzazione di RaiWay», spiega Bruno Tessori, del coordinamento lavoratori Rai che sottolinea gli sprechi e le “assurde” decisioni editoriali dell’azienda che continua imperterrita a “bivacchiare” nella mediocrità, «basterebbe citare il Tg1 che perde colpi, si stima circa 300mila euro a sera». Poi ci sarebbero le risorse buttate al vento come la stroncatura di Annozero, Vieni via con me, Parla con me e Passepartout. Dunque, spiega Tessori, «non è giusto tagliare su di noi che (…) spingiamo per una “Rai bene comune”, per un referendum che abroghi legge Gasparri e per una legge d’iniziativa popolare che getti fuori i partiti».
«Non possono essere sempre i lavoratori a pagare: per questo abbiamo deciso di avviare le procedure di sciopero», sottolinea il segretario nazionale dell’Ugl Telecomunicazioni-Rai, Fabrizio Tosini che preme anche per riaprire le trattative per il rinnovo del contratto nazionale scaduto il 31 dicembre 2009 e per l’applicazione dell’intesa del 29 luglio 2011 sul lavoro precario. Questa mancanza potrebbe causare alla Rai migliaia di lettere di impugnazione in base alla legge 183 del 4 novembre 2010 che impone ai precari di presentare una richiesta di regolarizzazione. La Rai rischia grosso per aver spesso abusato del lavoro precario, «i lavoratori che hanno inviato alla Rai l’impugnativa entro il termine sono stati 1.400 da tutta Italia: di essi, oltre 1.000 sono quelli impiegati nella casamadre di Roma», dichiara Alessio De Luca, coordinatore nazionale Slc-Cgil.
Intanto, come se nulla fosse, il neo ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, dovrà, a breve, decidere su un probabile aumento del canone che, a quanto pare, sarà sempre più odiato.
Egidio Negri

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