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Privatizzazione Rai, levata di scudi di politica e sindacati

Privatizzazione Rai? La sola ipotesi, avanzata dal ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni, durante la trasmissione di Fabio Fazio,fa insorgere sindacati e politici. La rassicurazione del ministro – “la tv resterà in ogni caso publica” – non è bastata. Maurizio Gasparri, che ha dato il nome alla legge che consente operazioni di privatizzazione, boccia l’iniziativa: “La Rai potrebbe cedere rami di azienda, ha tanti canali e potrebbe concentrare il servizio pubblico su quattro o cinque canali vendendo gli altri. Oppure può quotarsi in Borsa e vendere sul mercato delle azioni, tipo Enel, Eni. Le norme della mia legge lo consentono. Ma uno come Saccomanni non è in grado di gestire un processo simile”.Si dice preoccpato tutto il sindacato, a partire da quello dei giornalisti Rai. L’esecutivo Usigrai sta vagliando ipotesi di mobilitazione e di sciopero insieme alle altre sigle. Intanto interviene con una nota durissima. “La Rai non può essere ridimensionata. E il servizio pubblico non serve a far cassa. Nulla di tutto questo era nel mandato di questo governo. Ciò che l’Europa ci chiede sul Servizio Pubblico non è nè la vendita nè lo smantellamento. Ma nuove norme per liberarla dai partiti e dai governi”. Tra i leader confederali, interviene Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl: “La Rai è un bene pubblico, bisogna riformarla come realtà meglio governata e in grado di interpretare le esigenze del servizio pubblico ma certamente non è da mettere sul mercato, insieme ad aziende che fanno utili. Quando si prendono di mira realtà che fanno profitti è preoccupante”. Stessi toni da Giovanni Centrella, leader dell’Ugl: “E’ paradossale pensare di fare cassa con una svendita, lo è ancora di più credere di di farlo con la Rai, che andrebbe custodita con assoluta attenzione e valorizzata in ogni sua parte”. “Ha ragione chi ha letto nei giorni scorsi, nelle dichiarazioni di Antonio Catricalà sull’iniziativa del bollino nei programmi Rai, un primo tentativo di aprire la strada alla privatizzazione dell’Azienda”, dice il vice presidente della Commissione di vigilanza Rai, il senatore Pd Salvatore Margiotta. “Alla luce di quanto affermato ieri da Saccomanni, è evidente – sottolinea Margiotta – che il progetto si è già fatto strada nella mente di tanti”. E aggiunge: “Il Partito democratico in Commissione Vigilanza si opporrà con forza , da subito, a questo tentativo”. “La privatizzazione della Rai semplicemente non esiste. Anche se sappiamo che c’è un ampio fronte politico trasversale che punta alla liquidazione del servizio pubblico radiotelevisivo e alla svendita della Rai”, gli fa eco Giorgio Merlo responsabile nazionale Pd servizio pubblico, convinto che “ll ministro Saccomanni, probabilmente, si è fatto portavoce di questa istanza. L’unico intervento, vero e necessario, a cui il governo potrebbe porre mano in questi mesi è semmai la riforma della governance aziendale. Per azzerare la Rai c’è tempo. E il Pd è semplicemente contrario”.

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