Privacy: Facebook potrebbe finire nell’occhio del ciclone per non aver tutelato i suoi follower europei

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Stando a quanto riportato  dal Wall Street Journal, il social più popolare del mondo, molto presto potrebbe essere indagato per il mancato rispetto della privacy dei suoi iscritti che, in Europa, sono ben 300 milioni di persone.
Sembra infatti, che Francia, Spagna e Italia si siano unite in una vera e propria “task force” dopo che già Germania, Olanda e Belgio avevano fatto la “voce grossa” nei confronti del gigante californiano, reo di aver utilizzato in maniera impropria i dati personali dei suoi follower.
Vuoi per il “vuoto normativo” presente nel Vecchio Continente che non riesce a garantire l’applicazione di regole certe, vuoi per il tentativo da parte dei colossi a stelle e a strisce di sfruttare a proprio vantaggio l’enorme “patrimonio di dati” dei suoi utenti al fine di veicolare in maniera mirata, messaggi (se non addirittura campagne) promozionali, effettivamente l’annosa questione relativa alla tutela della privacy si trascina, ormai da molti anni.
Anche se dopo la pubblicazione da parte del WSJ un portavoce di Menlo Park  si è affrettato a smentire, almeno in parte, la notizia riferendo che, al momento, solo Belgio, Olanda ed Amburgo, stanno effettuando indagini in tal senso,  ma che non risulta alcuna azione (tanto meno congiunta) da parte di altri stati membri dell’UE, stavolta sembra proprio che Zuckeberg corra il serio rischio di non riuscire a “farla franca”.
Sempre stando alle dichiarazioni del portavoce, già da tempo Facebook ha adottato una “nuova policy” per tutelare i diritti di tutti coloro che hanno un profilo sul social.
Resta il fatto che qualora l’inchiesta a carico di Facebook fosse confermata, sarebbe una bella gatta da pelare per Mark Zuckerberg, costretto a rivedere l’intera gestione dei dati sensibili.
Anche se le voci di un possibile risarcimento  a suon di milioni di dollari, diventano sempre più insistenti, finora il patron di Facebook non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito e forse, spera, che i Garanti europei siano meno severi della FCC americana.
Sempre secondo il Wall Street Journal a far arrabbiare Francia, Spagna e Italia sarebbe stata la volontà del social di manipolare le informazioni di alcuni servizi come Instagram e Whats App per aumentare il gettito dell’advertising.
Sotto accusa anche i famosi “like”che verrebbero rilevati per “mappare le abitudini degli utenti” in modo da sfruttare alcuni dati a proprio uso e consumo.
Per essere più convincente Facebook si è difesa facendo sapere che, avendo la sua sede internazionale a Dublino, ha molto a cuore la questione e che, grazie all’impegno del suo Commissario irlandese per la Protezione dei Dati,  ha sempre agito nel rispetto dell’attuale Direttiva UE sulla privacy.
Vedremo nelle prossime ore se anche a Facebook toccherà la stessa sorte di illustri predecessori come Apple e Google o se l’Europa si dimostrerà, ancora una volta, di non essere all’altezza della situazione e di non riuscire a sfidare “lo strapotere” di una delle web company più importanti del Pianeta, lasciando Belgio, Olanda e Germania sempre più sole.

 

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