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PIRVACY: NOVITÀ E CURIOSITÀ

L’azienda non può spiare il pc dei dipendenti. Cassazione permette la videosorveglianza per ragioni di sicurezza. Garante blocca flusso dati dei conti correnti all’Agenzia delle Entrate: «Non sono presenti le dovute cautele». In Germania norme severe sulla privacy su Facebook.
Ma andiamo per ordine.
Ispezione sul proprio pc. Dipendente licenziato per l’utilizzo di un software illegale e per aver scaricato musica e film. La decisione è stata impugnata. Il tribunale condanna l’azienda: ha violato la privacy del dipendente; la ditta dovrà riassumerlo, pagare 6 mensilità e titolo di indennizzo; 15 mila euro per danni morali e l’80% delle spese legali.
È successo nel centro servizi degli Atc (Ambiti Territoriali di Caccia) della Provincia di Ferrara.
Secondo il legale del dipendente si tratta di un caso che farà scuola. Per l’avvocato la decisione del tribunale evidenzia «il labile confine tra il diritto delle imprese a monitorare il comportamento dei dipendenti e la privacy degli stessi». In effetti, l’azienda, ai ferri corti col dipendente, ha fatto ispezionare il suo computer (insieme ad altri 2). La motivazione formale? Mettere in sicurezza i sistemi informatici. Tuttavia è stato spulciato ogni angolo del pc. Sarebbe emerso l’uso di un programma non autorizzato e di un software atto a scaricare musica e film.
L’azienda non aspettava altro: licenziamento per uso personale del mezzo aziendale. Ma la legge sulla privacy dice altro: i controlli devono essere espliciti, legittimi, pertinenti e non eccedenti. Ecco la motivazione della condanna.
Rimanendo in tema privacy, una sentenza della Cassazione permette l’uso di un impianto di videosorveglianza se vigono ragioni di sicurezza. La Suprema Corte ha ribaltato il verdetto del Tribunale di Messina. Infatti nel 2009 l’impianto venne rimosso. Il proprietario del palazzo ha fatto ricorso, ottenendo il favore della Cassazione.
I togati hanno stabilito che «con riferimento al criterio fondato sulla verifica di eventuali interferenze illecite nella vita privata, l’installazione dell’impianto di videosorveglianza non è lesivo della privacy»; inoltre «le aree comuni non rientrano nei concetti di “domicilio”, “privata dimora” né “appartenenze di essi”; dunque tali luoghi, quelli sottoposti a videosorveglianza, «sono destinati all’uso di un numero indeterminato di soggetti e di conseguenza la tutela penalistica non si estende alle immagini eventualmente qui riprese».
E le leggi sulla privacy si intrecciano anche con la lotta all’evasione. Il Garante per la protezione dei dati personali ha bloccato il flusso dei dati dei conti correnti all’Agenzia delle Entrate. Questa, dunque, non potrà sbirciare nelle informazioni di correntisti di ogni istituto di credito italiano. In effetti Monti auspicava il contrario. Nel decreto legge 201/2011 l’esecutivo avrebbe voluto che le preziose informazioni fossero veicolate, attraverso un unico canale (la cablatura di Entratel), dalle banche all’Agenzia delle Entrate. Il tutto, ovviamente, per combattere l’evasione. Ma l’Autorità non è mai stata d’accordo. L’ex presidente Francesco Pizzetti ha congelato l’entrate in vigore dello strumento, prevista per il 31 ottobre.
«La scelta di un unico canale per la ricezione da parte dell’Agenzia delle Entrate di un’ampia e diversificata gamma di comunicazioni non consente di modulare le cautele di volta in volta necessarie rispetto alla specifica tipologia di dati che formano oggetto di ciascuna categoria di comunicazione», ha dichiarato l’Autorità. In altre parole un unico canale violerebbe la normativa della privacy e rappresenterebbe anche un rischio per eventuali “furti” di informazioni.
Ora tocca all’Agenzia delle Entrate risolvere il problema, se vuole ficcare il naso nei conti in banca degli evasori.
Passiamo ora in Germania. L’unione per i diritti dei consumatori, il Verbraucherzentrale Bundesverband (VZBV) ha minacciato di citare Facebook. La motivazione? Il social, quando si scarica una app, si appropria dei dati dell’utente, senza chiederne un esplicito permesso. Per evitare il tribunale Facebook dovrà correggere la situazione entro il 4 settembre. Una diatriba del genere era già successa in passato. Il VZBV aveva impedito a Facebook di mostrare, senza permesso, le immagini degli utenti nei banner di Friend Finder. In effetti in Germania le leggi sulla privacy vengono applicate più rigidamente. Non è un caso che l’Autorità tedesca, nei panni del suo commissario Johannes Caspar, ha riaperto l’investigazione sulla tecnologia del riconoscimento facciale. Inoltre Google Maps non può più fotografare le strade per il servizio Street View. E Microsoft ha rimosso tutte le immagini che ha delle città tedesche.

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