Levi ha paragonato la manovra a una tenaglia: «Da una parte si usano tagli da macelleria al’ammontare di contributi messi a bilancio e ridotti praticamente alla metà: per molte imprese questo significa la certezza della chiusura. Dall’altra si usa la discrezionalità del principe: togliendo la certezza del diritto soggettivo, è il governo a decidere chi deve sopravvivere, come e quanto. E non si tratta certo di un modo per amministrare bene il denaro pubblico: è quanto meno curioso – ha detto l’ex sottosegretario – che restino fuori dall’intervento del governo i contributi indiretti, cioè il sostegno alle spedizioni in abbonamento postale, che vanno ai grandi gruppi quotati in Borsa, soldi che da anno lo Stato italiano eroga in totale spregio della legislazione europea». Levi ha già ripresentato il ‘suò progetto di riforma, rimasto al palo nella scorsa legislatura: «Sfidiamo il governo a ripartire da quel provvedimento, che già prevedeva strumenti per evitare abusi e pratiche poco corrette».
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