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OBBLIGHI DI PROGRAMMAZIONE E ALTRE VIOLAZIONI. RAFFICA DI MULTE PER LE TV LOCALI IN ABRUZZO

Il Corecom Abruzzo, nell’ambito della funzione di vigilanza sul rispetto degli obblighi di programmazione e delle disposizioni in materia di esercizio dell’attivita’ radiotelevisiva locale, ha rilevato una serie di violazioni da parte delle emittenti locali rispetto a quanto stabilito sul tema dai codici e dai regolamenti di settore. In particolare, cinque sono state le emittenti televisive abruzzesi che si sono viste raggiungere da atti di contestazione emessi dal Corecom per essere incorsi, alternativamente, nelle seguenti violazioni: interruzione con spot pubblicitari di TG aventi durata inferiore ai 30 minuti (come stabilito ai sensi dell’art. 37, comma 4, del D. Lgs.

n. 177/05, recante il ”Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici”); messa in onda di trasmissioni di televendita di servizi di cartomanzia (lotto e assimilati) in fascia oraria vietata (interdetta dalle ore 7,00 alle ore 23,00 dall’art. 5-ter, comma 3, del ”Regolamento in materia di pubblicita’ radiotelevisiva e televendite”); diffusione di messaggi promozionali privi delle dovute segnalazioni e degli accorgimenti ottici ed acustici previsti dalla normativa di riferimento (in particolare dall’art. 3, commi 1 e 2, del predetto Regolamento approvato con delibera AGCOM n.

538/01/CSP, e dall’art. 36-bis, comma 1, lett. a) del citato D. Lgs. n. 177/05).

”Dopo un lungo periodo di sensibilizzazione e formazione sulle regole e la qualita’ dei palinsesti televisivi degli operatori del settore, continua, dunque, l’azione di vigilanza svolta dal Corecom a tutela dei cittadini telespettatori che, oltretutto, attraverso il canone RAI, sostengono anche le TV locali – ha detto il Presidente del Corecom Abruzzo Filippo Lucci – La grave crisi economica che investe il sistema televisivo locale, di cui il Corecom e’ ben consapevole, non puo’ e non deve giustificare il mancato rispetto delle regole nell’ottica della massimizzazione del profitto, anche perche’, come appena dimostrato, le istituzioni non restano piu’ inerti a guardare”.

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