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NOMINE RAI: IL PDL NON CI STA. IL PD: NO A NOSTRI POLITICI IN CDA

Alfano: la Lei deve rimanere. Romani: il governo ha “toppato”. Giulietti: «metodo inquinato». Bersani: non voteremo nostri politici in cda.
L’atto di forza di Monti non calma l’animo dei partiti. Alfano, segretario del Pdl, pur stimando le scelte di Monti («nomi ottimi») cerca di difendere la poltrona del dg Lei. «Ci chiediamo perché è stata sostituita la Lei che ha ottenuto ottimi risultati aziendali», ha affermato Alfano. Probabilmente l’ex guardasigilli si riferisce a bilancio in attivo di 4,1 milioni di euro. Tuttavia non si dovrebbero dimenticare i tagli ingenti che ha dovuto e che dovrà ancora subire l’azienda ( circa 150 milioni tra la prima e la seconda manovra). Ritornando alle reazioni dei leader, Berlusconi, si mostra alquanto diplomatico: «vediamo». Meno politicamente corretto è Paolo Romani: «i soloni del governo hanno preso delle “toppe clamorose”. Hanno nominato il dg da soli e non potevano, hanno cambiato lo Statuto e non potevano, per cui se ora il presidente non avrà i due terzi della Vigilanza mi dispiace per loro». Per Romani sarebbe più giusto eleggere a presidente il consigliere più anziano, che dovrebbe essere Guglielmo Rositani, classe 1938, deputato An.
Neanche il Pd è entusiasta del comportamento del governo. Bebbe Giulietti, senatore Pd e portavoce di Articolo 21. Per Giulietti Monti avrebbe attuato un «commissariamento mascherato» definendo la strategia del governo come un «metodo inquinato» che genererà «risultati inquinanti».
Bersani ha ribadito che il suo partito non eleggerà propri rappresentanti nel prossimo cda, pur apprezzando gli sforzi dell’esecutivo. «Con una governance così nessuna persona anche di valore potrà vincere la battaglia sulla politica industriale, sul pluralismo. C’era tempo per riformare la Rai, il Pdl ha posto il veto e il governo non è riuscito a superarlo. Ma noi non facciamo l’Aventino sulla Rai, bensì apriamo un fronte». Il Pd farebbe un’eccezione per il presidente, che per essere confermato ha bisogno dei due terzi della Vigilanza. Tuttavia, come riporta il Corriere della sera, stando al comma 5 dell’articolo 20 della legge Gasparri, non è possibile insediare un presidente senza un Consiglio, anche con una maggioranza in Vigilanza. Potrebbe essere solo un ostacolo formale? Ancora non si sa. Non è chiaro neanche l’atteggiamento del Pd. Non votare i propri candidati significa non esprimersi “tout court” oppure scegliere personaggi della società civile, magari proposti da Università, sindacati o associazioni varie. Come doveva accadere, e non è accaduto, per i commissari delle Autorità.

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